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Vian: Papa spinge la Chiesa

Edizione del: 10 agosto 2013

Giovanni Maria Vian,  Direttore dell’Osservatore Romano e storico del Cristianesimo, in un’intervista rileva come ben si attagli al nuovo Papa la formula “lotta e contemplazione” lanciata dal Priore di Taizé, Fratel Roger, Profeta del Dialogo Ecumenico.

Vian afferma che Papa Francesco spinge “tutta la Chiesa a uscire da se stessa e ad abbandonare un’autoreferenzialità ormai sempre più sterile, per mettersi in gioco”.

“Francesco – spiega - respinge una mentalità che esclude, per costruire una cultura dell’inclusione e dell’incontro. E ciò è tanto più significativo perché il Vescovo di Roma per la prima volta proviene dal Continente americano, dal ‘nuovo mondo’, oltre le mitiche ‘colonne d’Ercole’ che fino agli inizi dell’età moderna segnavano il limite delle terre conosciute”.

“Nella predicazione di Francesco la spiritualità di Sant’Ignazio s’intreccia con una quotidiana meditazione personale sui testi Sacri”, aggiunge Vian, per il quale quella di Francesco “è una comunicazione di efficacia immediata, ma capace di arrivare ad alti livelli” proprio perché basata sulla meditazione quotidiana sui testi Sacri e su quelli della tradizione Cristiana.

“Proviene da questa radice – rileva il Direttore  – anche l’uso frequente di immagini. Tutta la letteratura Sacra Ebraica e Cristiana sarebbe svuotata senza immagini. E l’intera esegesi antica è basata sulla ricerca di un significato al di là della lettera: Francesco – infatti – raggiunge lo spirito dei testi e sa trasmetterlo attraverso la sua predicazione” ma anche nei gesti: in Brasile, ad esempio, “senza risparmiarsi, ha ricambiato, sorridendo a tutti, stringendo mani, accarezzando e baciando bambini, anziani, malati”.

“Quando Francesco dice che nessuno si deve sentire escluso dall’affetto del Papa, le sue non sono parole di circostanza: è quello che fa ogni giorno”, sottolinea Vian rilevando che questo modo di annunciare il Vangelo “ha un’efficacia immediata e arriva a tutti”.

Secondo lo Storico, ciò “deriva dalla collocazione di frontiera che è propria dei Gesuiti fin dalle origini a metà del Cinquecento” ma anche dalla personale esperienza vissuta da Bergoglio “come Vescovo Ausiliare, Coaudiutore e Arcivescovo di una diocesi enorme come Buenos Aires, che ha battuto palmo a palmo, dal centro alle periferie”.

“Nell’ultimo decennio – poi – con l’aumentare delle responsabilità fuori dai confini dell’Argentina e attraverso il lavoro svolto al Celam”, il futuro Pontefice ha completato un percorso davvero unico, e oggi proprio gli “articolati quanto importanti discorsi che Francesco ha rivolto ai Vescovi brasiliani e allo stesso Celam contengono le indicazioni programmatiche che il Vescovo di Roma affida a tutta la Chiesa: perché esca da se stessa e annunci il Vangelo”.

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