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Vescovo ricorda vittime Vajont

Edizione del: 10 ottobre 2013

Il Vescovo di Belluno Feltre, Mons. Giuseppe Andrich, intervenendo, anche a nome del Vescovo di Concordia-Pordenone, alla commemorazione delle vittime del Vajont, ha detto: “porto i sentimenti di Papa Francesco, che potete indovinare quali sono, dopo averlo conosciuto”.

I Sindaci avevano auspicato la presenza di Papa Francesco all’anniversario della grande tragedia e proprio il Vescovo Andrich gli aveva partecipato l’invito. Mons. Andrich ha detto ai superstiti, alle popolazioni del Vajont, riunite al Palasport di Longarone con il Presidente del Senato Pietro Grasso e il Governatore Luca Zaia, della “vicinanza” del Papa e della Chiesa e ricordando le dimensioni della tragedia ha specificato che solo 701 vittime, delle 1910, sono state identificate.

Dopo aver ricordato le vittime, ancora aperte, dei sopravvissuti, Mons. Andrich ha fatto memoria di quelle, altrettanto pesanti, al Creato ed ha raccomandato ai Rappresentanti delle Istituzioni il futuro della Provincia di Belluno.

Ha quindi ringraziato i Soccorritori ed ha aggiunto che la conoscenza di quanto accaduto si intreccia con “memoria viva della catastrofe”, memoria che è da “trasmettere alle nuove generazioni”.

“Memoria – ha precisato – che deve portare a tutti noi la volontà di custodire tutte le vite umane, il creato e gli equilibri della natura”.

Il Vescovo ha quindi fatto memoria dell’allora Vescovo Mons. Gioacchino Muccin che volle essere seppellito nel Cimitero Monumentale del Vajont.

Il Vescovo ha concluso auspicando che “il male più tragico possa irrobustire la speranza” e che a prevalere sia la “condivisione senza la quale non possiamo costruire il futuro”.

Momento di grande intensità anche quando il Presidente del Senato, Piero Grasso, al Cimitero Monumentale di Fortogna, dove sono sepolti i resti delle 1910 vittime della tragedia del Vajont, si è fermato a lungo davanti alla statua in legno di una Madonna.

E’ la Vergine danneggiata e priva di braccia che la notte della sciagura stava su uno degli altari della chiesa parrocchiale di Longarone.

Strappata dalla furia delle acque piombate dalla diga, che fecero anche crollare l’intero edificio, galleggiò sull’anomala onda di piena del Piave seguendone il corso per un centinaio di chilometri, fino a quando qualcuno la recuperò restituendola alla comunità alla quale apparteneva.

“E’ il simbolo – ha detto Grasso – che in sé conserva l’idea e l’immagine del dolore”.

Grasso ha rilevato che a volte “gli eventi e la vita fanno passare di mente tragedie come queste”, ricordando di aver vissuto il disastro del Vajont da lontano, allora 18enne, solo attraverso le immagini televisive.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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