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Vescovo Copto su Egitto

Edizione del: 21 agosto 2013

Da Sohag ad Assiut, da Beni Suef a Menia, da Luxor fino a risalire a Suez, chiese, scuole, monasteri, parrocchie, cattedrali o semplici negozi, Cristiani sono sotto attacco, fortemente danneggiati o rasi al suolo.

Dal 14 agosto i luoghi di culto Cristiani in Egitto – Copti, Cattolici e Anglicani – bruciano, colpiti dalle rappresaglie della Fratellanza Musulmana, “senza che l’Occidente, Stati Uniti e Europa in testa, intervengano o facciano un cenno. Una cosa che ha dell’incredibile, e di cui non comprendiamo la logica. Non capiamo per quale motivo queste efferatezze non vengano condannate”.

E’ lo sfogo del Vescovo Copto Ortodosso di Roma, Barnaba El Soryany che si dice sgomento per quanto sta accadendo in Egitto.

Sarebbero ben più di 60 le Chiese colpite in questi giorni dalla Fratellanza dopo gli sgomberi forzosi degli insediamenti pro-Morsi a opera dei Militari egiziani che hanno provocato la morte di centinaia di manifestanti.

Dati precisi non ve ne sono, ma in molti, attivisti e non, hanno postato e continuano a postare sulla rete foto dei luoghi distrutti, nel tentativo di stilare una lista completa.

“E’ molto strano che gli europei appoggino unicamente una parte, senza condannare le violenze perpetrate dalla Fratellanza a danno delle comunità Cristiane”, commenta Mons. El Soryany, che non esita a sottolineare come molti Musulmani si siano “stretti ai Cristiani per difendere le chiese razziate o rase al suolo”.

Ma le sofferenze dei Cristiani sono sacrifici, El Soryany ricorda citando Papa Tawadros II, che questi affrontano “per amore dell’Egitto”.

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