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Vescovo Bianchi: sui gay non ci sono regole

Edizione del: 16 ottobre 2013

In un intervista all’edizione fiorentina del quotidiano La Repubblica, pubblicata ieri a firma della giornalista Maria Cristina Carratù,  il Vescovo di Pistoia, Mons. Mansueto Bianchi, 64 anni, lucchese,  vescovo dal 2006, Vice Presidente della Conferenza Episcopale Toscana, nella rosa del 2008 dei tre nomi presentati a Papa Benedetto XVI per la scelta del nuovo Segretario della Cei, Presidente della Commissione Cei per il dialogo ecumenico e interreligioso, è intervenuto sul dibattito accoglienza gay nella Chiesa.

“Papa Francesco ha capito che in una stagione post cristiana, cioè fondamentalmente missionaria, una Chiesa che si presenta innanzitutto come precetto e dottrina, come sovrastruttura giuridica e morale, non arriva da nessuna parte. Il Papa vuole una Chiesa che non delude. Che apre la porta a tutti, e capace di dire per prima cosa: tu mi sei simpatico, e io sono disposta a partecipare alla tua vita, fino in fondo. Una Chiesa che si fa luogo di incontro delle persone con Gesù Cristo, non con una struttura e con delle regole, con dei bravi funzionari che devono farle adempiere”.

Per il Vescovo “+ capendo Francesco che i fedeli possono ritrovare la Chiesa. Però quando lui dice ‘vivi secondo la tua coscienza e sarai felice’ non vuol dire fai quello che vuoi, bensì: guarda che il criterio per riconoscere il bene te lo porti già dentro. Perché la coscienza è un luogo non esclusivamente soggettivo, ma di una relazione, quella di te con Dio. Dunque, non importa che io ti riempia dall’esterno di nozioni”.

Alla domanda della giornalista Maria Cristina Carratù “Da qui il ‘Chi sono io per giudicare?’ di Papa Francesco di fronte agli omosessuali. Ammetterà che il comportamento concreto di gran parte del clero e dei vescovi, su questo punto, come per esempio sui divorziati risposati, ma anche su tanti altri temi etici, è stato fin qui ben diverso”, Mons. Bianchi ha evidenziato come “il cristianesimo ci dice che la Verità è compagna di strada delle persone, non un insieme di regole dottrinali, sebbene ci sia bisogno anche di questo perché la vicenda cristiana sia trasmissibile storicamente. L’etica della Chiesa è come un cibo, deve saziare una fame, ma a volte pretendere di dare tutto vuol dire ammazzare chi hai davanti. Bisogna proporzionare la Verità sulle persone, e il criterio è uno solo: l’amore, la carità, la misericordia. Tutto il resto viene dopo. Prima, c’è il rapporto ravvicinato con una coscienza, una vita, un essere umano in carne ed ossa, e la preoccupazione per il suo futuro. Non dimentichiamoci mai che questa è la religione di un Dio incarnato nell’uomo”.

E alla domanda finale “dunque, si tratta di mettere mano urgentemente a un nuovo metodo pastorale”? La risposta del Vescovo, uno dei 3 responsabili Cei dell’organizzazione degli Stati Generali della Chiesa Italiana che si terranno nel 2015 a Firenze, è stata: “sarà faticoso, ma è inevitabile. Quando fuori c’è il sole, hai voglia a resistere, prima o poi il maglione di lana bisogna levarselo, no?.


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