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Vescovi su feto gettato strada

Edizione del: 16 agosto 2013

In una nota congiunta, il Vescovo di Rossano, Mons. Santo Marcianò, ed il Centro di Pastorale della Vita, hanno affermato che quanto accaduto a Mandatoriccio, dove è stato ritrovato un feto per la strada, ”è un evento drammatico destinato a scuotere la coscienza, troppo spesso assopita, della cosiddetta civiltà”.

“Il ritrovamento del feto umano abbandonato per strada come un qualsiasi rifiuto e ritrovato da alcuni passanti, testimonia, infatti, la perdita di quella dignità che ogni essere umano fin dal concepimento merita, in virtù della sua stessa esistenza. Testimonia, altresì, la pericolosa deriva morale che caratterizza la nostra società sempre più permeata di una cultura della morte che miete vittime innocenti mentre tenta di giustificare se stessa e i propri diritti. Di fronte a quel corpicino abbandonato, a quella vita spezzata nel suo sorgere, si profila il dramma di un umanesimo che sta perdendo il senso più profondo del valore di ogni vita”.

“Pur non conoscendo il dramma esistenziale – proseguono – dei protagonisti di questa storia, è importante che ci si attivi per intercettare le difficoltà, gli stenti o le paure che spesso si celano dietro a storie come queste e offrire un’alternativa, uno spiraglio di luce che possa garantire ad ogni persona, soprattutto a coloro che non possono ancora difendersi, il diritto alla vita, fondamento di ogni altro diritto. Di quel piccolo feto, buttato per la strada, infatti, resterà per sempre una profonda ferita nella madre, in tutti coloro che ne sono responsabili, in tutti noi”.

Sul caso è intervenuto anche, con una lettera aperta,  il Vescovo di Nicosia, Monsignor Salvatore Muratore.

“Sicuramente il caso della donna morta in seguito al parto  – scrive il Presule –  sarebbe stato diversamente affrontabile se ci fosse stata una struttura meglio attrezzata a far da supporto ai medici che ogni giorno operano in condizioni difficili e problematiche. Probabilmente quella morte poteva essere evitata solo se l’ospedale di Nicosia fosse stato dotato di servizi e mezzi indispensabili”.

“Il nostro territorio - aggiuge il Vescovo – è un territorio montano e disagiato, la sua struttura rende difficili e a volte impraticabili i collegamenti con centri meglio attrezzati, così gli abitanti dell’entroterra si ritrovano senza strutture, isolati e senza diritti fondamentali. Si è tanto parlato, per ragioni economiche, di soppressione dei punti nascita e in alcuni ospedali si è già attuata una riforma fatta sulla carta ma che non riesce a tenere in considerazione le difficoltà logistiche del territorio”.

“Si chiudono i punti nascita, si riducono i posti letto, si ridimensionano gli ospedali – ha proseguito – e il numero degli operatori, senza verificare adeguatamente l’ubicazione delle strutture e la loro raggiungibilità! A cosa porta il depotenziamento di un territorio così isolato ed impervio dove la rianimazione più vicina rimane quella di Enna con i suoi soli due posti letto? La risposta la troviamo nei fatti che periodicamente accadono e lasciano tramortiti; in queste condizioni ai nostri cittadini viene tolto anche il diritto alla sopravvivenza. Le famiglie del nostro territorio hanno bisogno di risposte, hanno bisogno di sentirsi tutelate nei diritti fondamentali e la risposta non può essere chiudiamo”.

“Non possiamo più aspettare! - conclude Mons. Muratore - Non ci basta che siano mandati alcuni avvisi di garanzia per scaricare responsabilità più alte e più ampie, qui è necessario dare risposte immediate e urgenti e sono risposte politiche e amministrative oltre che umane e sociali”.


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