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Vescovi esaminano problemi Italia

Edizione del: 24 settembre 2013

I Vescovi italiani dicono “no” al salto nel vuoto di una crisi di governo.

“Ogni atto irresponsabile – da qualunque parte provenga – passerà al giudizio della storia”, avverte il Presidente della Cei, Cardinale Angelo Bagnasco, nella sua prolusione al Consiglio Episcopale Permanente riunito da ieri a Roma

All’indomani del discorso di Papa Francesco a Cagliari sul lavoro, la Chiesa italiana ribadisce che la priorità assoluta resta l’occupazione, ed è per questo che non è tempo di cedimenti sul fronte delle larghe intese.

“Grande impegno viene profuso dai Responsabili della Cosa Pubblica, ma i proclamati segnali di ripresa non sembrano dare, finora, frutti concreti sul piano dell’occupazione che è il primo, urgentissimo obiettivo”, ha sottolineato Bagnasco al “Parlamentino” dei Vescovi italiani.

“Ogni passo è benvenuto – ha proseguito -, ma l’ora esige una sempre più intensa e stabile concentrazione di energie, di collaborazioni, di sforzi congiunti senza distrazioni, notte e giorno”.

No, quindi, ad “atti irresponsabili”, è l’avviso a chiunque mediti di “staccare la spina”. Secondo Bagnasco, serve piuttosto “concentrazione che porti risultati sensibili per chi vive l’ansia del lavoro”.

“Insieme si può! E si deve!”, è la forte esortazione del Presidente dei Vescovi alla politica, di fronte a numeri drammatici come l’attuale indice di disoccupazione giovanile al 37,3%.

L’appello per la tenuta del Governo e per un’azione determinata e congiunta sul tema del lavoro, viene nel momento in cui Bagnasco ricorda che una delle direttive date da Papa Bergoglio alla Cei è quella del “dialogo con le Istituzioni culturali, sociali e politiche”, che “il Papa ha confermato essere compito di noi Vescovi”.

E’ lo stesso Pontefice, quindi, a delegare alla Conferenza Episcopale il rapporto con la politica.

E il Cardinale Presidente se ne fa interprete anche con un diffuso richiamo a favore del sostegno alla famiglia, naturalmente quella fondata sul matrimonio uomo-donna.

“Il centro che deve ispirare e muovere il Paese – ha detto nella sua prolusione – è la famiglia fondata sul matrimonio di un uomo e una donna, grembo della vita, cellula sorgiva di relazioni, primordiale scuola di umanità”.

Secondo Bagnasco, “il patrimonio umano, che è la famiglia naturale, è un bene insostituibile e incomparabile”, che “deve essere custodito, culturalmente valorizzato e politicamente sostenuto”.

La “tenuta sociale”, infatti, “non dipende in primo luogo dalle leggi”, ma “dalla solidità della famiglia, aperta alla trasmissione della vita e prima palestra di legami”.

Secondo la Cei, inoltre, la famiglia “è un capitale umano che genera ricchezza per la società intera”.

Da qui il richiamo dei Vescovi a un opportuno trattamento fiscale che agevoli i nuclei con figli.

“L’auspicato ‘fattore familiare’ – ha osservato Bagnasco – rappresenterebbe non una elargizione, ma un riconoscimento e una sorta di restituzione di quanto la famiglia ‘produce’ in termini di benessere generale”.

Anche perché, ammonisce, in questo momento di crisi “la gente guarda attonita, teme che i suoi sacrifici vengano buttati via, e ogni giorno spera ancora che appaia qualche spiraglio realistico che faccia intravvedere il nuovo giorno”.

Il Presidente della Cei, citando anche parole del Papa, mette più volte l’accento sull’essenzialità “dell’unione di un uomo e una donna”, anche contro ogni deriva sul fronte del riconoscimento di altri tipi di unione.

“Lo Stato non è necessitato a impegnarsi con ogni desiderio individuale o relazione – dice chiaramente Bagnasco -, ma solo con quelle realtà che hanno rilevanza per il ‘corpo sociale’ nel suo presente e nel suo futuro”.

In più, l’Arcivescovo di Genova, ne ha anche per il clima che si creato intorno alla Legge sull’omofobia, che non cita espressamente, invitando a “sgombrare il campo da pregiudizi e dalle pressioni del momento, per poter dialogare con serenità”.

“Nessuno – spiega – discute il crimine e l’odiosità della violenza contro la persona, qualunque ne sia il motivo”.

Però, “per lo stesso senso di civiltà, nessuno dovrebbe discriminare, né tanto meno incriminare in alcun modo, chi sostenga ad esempio che la famiglia è solo quella tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio, o che la dimensione sessuata è un fatto di natura e non di cultura”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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