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Uva, dossier malagiustizia al Papa

Edizione del: 13 settembre 2013

Non trattiene la commozione Lucia Uva, sorella di Giuseppe Uva, l’uomo morto a Varese nel 2008 dopo 2 ore e mezzo nella Caserma dei Carabinieri in seguito a un fermo, nel raccontare  il colloquio che mercoledì 11 settembre, al termine dell’Udienza Generale, ha avuto con Papa Francesco.

“Mai mi sarei aspettata una risposta dal Papa, addirittura, come avevo chiesto, un’Udienza, e in tempi tanto rapidi. L’incontro con lui ci ha dato conforto, speranza e fiducia nella possibilità di trovare e affermare la verità”.

Al Papa,  Lucia Uva ha consegnato un dossier sui 57 casi di malagiustizia – 50 decessi, 7 ancora viventi – che hanno riguardato cittadini italiani, tra cui quelli di altre “celebri” vittime di Stato, come Stefano Cucchi, il ragazzo romano la cui vicenda giudiziaria in seguito alla morte avvenuta, nel 2009, durante la custodia in carcere è divenuto un caso capace di riportare all’attenzione pubblica altre vicende simili.

Dal Papa c’erano anche altri parenti di vittime della malagiustizia ma l’iniziativa è stata tutta di Lucia Uva, che il 4 settembre scorso ha scritto una lettera a Bergoglio e l’ha inviata via fax.

“Tanto ero scettica sulla possibilità che Francesco potesse leggere, tra le tante che riceve, la mia missiva – racconta Uva – che mi sono lanciata a chiedere un’udienza per tutte noi ‘sorelle del dolore’, senza neanche avvertire gli altri parenti di vittime che ho incluso nella richiesta. E invece appena sabato 7 settembre, alle 11, mi arriva una telefonata dalla Prefettura della Casa Pontificia che mi avverte che il mercoledì successivo eravamo attesi per un saluto al Papa. Da non credersi”.

“Sono stati pochi minuti – prosegue – ma intensissimi e preziosi. Gli ho messo subito nelle mani il dossier da me preparato sulle ‘vittime di Stato’ e gli ho detto che non era un regalo piacevole ma doloroso. Così Francesco ha posato la sua mano prima sulla mia testa poi sul viso, accarezzandomelo, e io ho iniziato a raccontare la storia di mio fratello Giuseppe”.

“Gli ho detto della mia battaglia per combattere la malagiustizia – ricorda -, di quanto sia faticosa, di come io, a momenti, non ce la faccia più. Tuttavia, proprio Papa Francesco mi ha ridato speranza e soprattutto la forza per non arrendermi”.

“I Giudici hanno detto che Giuseppe è morto per i farmaci che prendeva – aggiunge – ma io non smetterò di combattere perché la verità emerga in tutta la sua evidenza: Giuseppe è morto in conseguenza delle botte che ha ricevuto quella notte in Caserma”.

Con Lucia Uva, all’udienza, c’erano anche Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, morto a Roma il 22 ottobre 2009, Claudia Budroni, sorella di Dino, morto a Roma il 30 luglio 2011, Domenica Ferrulli, figlia di Michele, morto a Milano il 30 giugno 2011, Grazia Serra, nipote di Francesco Mastrogiovanni morto a Vallo della Lucania il 4 agosto 2009 legato a un letto di contenzione, e Luciano Diaz che ha subito gravissime e permanenti lesioni durante un fermo a opera di Carabinieri.

A tutte loro è arrivato, caloroso, l’abbraccio di Papa Francesco.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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