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Usa: abusi tra Frati Cappuccini

Edizione del: 21 giugno 2013

Per otto decenni i Leader dei Frati Cappuccini in America coprirono atti di pedofilia dei loro Confratelli privilegiando al protezione dei molestatori rispetto alle loro vittime.

Lo rivela un dossier pubblicato dallo stesso Ordine Religioso che solleva interrogativi come le comunità di Ordini Monastici, non soggetti al controllo diretto dei Vescovi, hanno affrontato la piaga della pedofilia nella Chiesa Cattolica Americana.

Secondo il rapporto, il primo del suo genere, alla radice dell’atteggiamento dei Cappuccini di fronte agli abusi di una ventina di loro Confratelli c’è stata da un lato una “cultura di Clericalismo” che ha messo i bisogni dei preti al di sopra di quelli dei molestati, dall’altro una forma di deferenza nei confronti degli Avvocati che hanno presentato come vittime gli accusatori in uno sforzo di proteggere la Chiesa da costose azioni legali.

Il dossier della Provincia di San Giuseppe dei Cappuccini che ha sede a Detroit, ma sovraintende su circa 170 Frati che servono in varie parti del Paese oltre che in Nicaragua e Panama, raccoglie documenti che risalgono addirittura agli anni Trenta.

A motivarlo, un’inchiesta che ha puntato i riflettori su casi di abusi in un Seminario dell’Ordine a Milwaukee nel Wisconsin.

“I Cappuccini hanno delegato il Vangelo agli Avvocati”, si legge nel rapporto: “E gli Avvocati sono stati quelli che hanno crudelmente attaccato le vittime”.

Intanto in materia di abusi sessuali da parte del Clero, all’Aja la Corte Penale Internazionale ha rifiutato di esaminare un’azione legale presentata dallo Snap, il gruppo che raccoglie le vittime dei preti pedofili negli Usa, e dal Center for Constitutional Rights, contro quattro alti Prelati Vaticani per “aver facilitato e nascosto violenze sessuali in tutto il mondo”.

Bersaglio della causa erano il Segretario di Stato Vaticano Tarcisio Bertone, il suo predecessore Angelo Sodano, l’ex Direttore della Congregazione per la Dottrina della Fede William Levada e il Papa Emerito Benedetto XVI.

Secondo un Procuratore della Corte dell’Aja il caso non rientra nella giurisdizione del Tribunale perché non soddisfa le precondizioni necessarie per l’esame.

Le regole della Corte Penale ne limitano lo scopo a crimini commessi dopo il luglio 2002 e ai “crimini più gravi di preoccupazione della comunità internazionale nel suo complesso”: specificamente genocidio, crimini di guerra, crimini di aggressione e contro l’umanità.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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