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Studiosi commentano Lumen Fidei

Edizione del: 10 luglio 2013

“Lumen Fidei”, l’Enciclica iniziata da Benedetto XVI e conclusa da Papa Francesco, ha anche  una “ricca2 edizione introdotta dall’Arcivescovo Bruno Forte e commentata da noti studiosi.

Per i caratteri della casa editrice La Scuola, con i commenti di Roberto Rusconi, Piero Stefani, Fulvio De Giorgi, Giovanni Santambrogio e Salvatore Natoli, la prima interpretazione dell’Enciclica dedica alla fede.

Il documento Papale viene esaminato sotto diversi profili – teologico, biblico, storico, filosofico, pedagogico, mediatico – al fine di garantirne una profonda comprensione.

Per Roberto Rusconi “per meglio apprezzare gli indirizzi dell’attuale Pontefice sarà gioco forza attendere un altro testo che, al di là delle sue scelte attuali e dei suoi comportamenti dopo l’elezione, ne metta adeguatamente in luce l’ispirazione Pastorale”.

E se per Fulvio De Giorgi, “la fede consiste nella disponibilità a lasciarsi trasformare sempre di nuovo dalla chiamata di Dio” svela il paradosso di un “amore” che “non è educazione trasformatrice, non mira a realizzare la trasformazione dell’altro: lo accoglie così com’è; e tuttavia è proprio questo accoglimento amorevole che predispone ed apre alla possibile trasformazione”, per Giovanni Santambrogio “l’Enciclica vuole portare luce e certezza nella condizione presente di un Cattolicesimo esangue che ha smarrito le ragioni profonde del credere, che non vive le dinamiche concrete della conversione, della testimonianza, dell’appartenenza”.

Secondo Salvatore Natoli, “l’Enciclica di Francesco, portando a compimento la riflessione di Benedetto XVI sulle Virtù Teologali, invita a riflettere anche colui che non crede sul significato profondo della fede, della sua esperienza, della sua pratica”.

E tuttavia, analizzato il testo il filosofo non credente azzarda l’ipotesi che “il futuro del Cristianesimo – dopo tante inculturazioni – sarà solo e semplicemente questo: Deus est caritas. Non sarebbe poco. Ma se essere cristiani significa questo, ritengo che molti dei cosiddetti non credenti già lo siano, o potrebbero esserlo”.

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