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Strasburgo: no a Sindacato preti

Edizione del: 18 luglio 2013

No al riconoscimento da parte dello Stato a un Sindacato Religioso se questo va contro le regole della Chiesa locale, perché costituirebbe un’ingerenza indebita e metterebbe a rischio la neutralità che le Istituzioni di un Paese devono avere nei confronti delle fedi.

E’ il senso della sentenza emessa dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo sul caso del Sindacato di preti Ortodossi Romeni “Pastorul cel Bun”, Il buon pastore, che ha perso il suo ricorso a Strasburgo contro la decisione del Tribunale della Contea di Dolj di non permettere la sua registrazione.

La Corte ha infatti stabilito, con una sentenza definitiva, che lo Stato può rifiutare la registrazione di un Sindacato di preti se questo comporta un pericolo di ingerenza negli affari interni di una chiesa, in questo caso la Chiesa Ortodossa Romena.

I preti avevano chiesto la registrazione del loro Sindacato senza prima ottenere il permesso dall’Arcivescovo come prevede il regolamento interno della Chiesa Ortodossa Rumena.

Secondo i Giudici di Strasburgo il rifiuto delle Autorità romene di registrare il Sindacato “Il buon pastore” è stato semplicemente una misura presa dallo Stato per mantenere la propria neutralità rispetto agli affari interni della Chiesa, nel rispetto di quanto sancito dall’articolo 9 della Convenzione Europea dei Diritti Umani.

La Corte ha inoltre sottolineato che i preti in questione possono comunque formare un’altra Associazione Sindacale compatibile con lo statuto della Chiesa Ortodossa Romena e che non ne metta in questione la tradizionale struttura gerarchica e le procedure decisionali.

Inoltre sono liberi di aderire ad altre Associazioni già esistenti in seno alla loro fede.

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