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Segregata in chiesa Apostolica

Edizione del: 8 ottobre 2013

Segregata per giorni all’interno di una chiesa Apostolica gestita da un Pastore nigeriano che, dopo il rifiuto della vittima di intrattenere dei rapporti sessuali con lui, l’ha rinchiusa in una stanza, “per punizione”, privata dei documenti e messa in una stanza chiusa a chiave.

Solo dopo 10 giorni, approfittando di un momento di distrazione del suo carceriere e di altre persone vicine al Pastore, complici nella vicenda, la donna, una cittadina nigeriana di 39 anni, è riuscita a procurarsi un telefonino cellulare e chiamare 113.

Scattato l’allarme, diversi equipaggi del Reparto Volanti, sono stati fatti convergere sul posto per verificare la veridicità della segnalazione.

Quando i poliziotti hanno suonato al portone della chiesa “The Apostolich Church” di Via delle Amazzoni, nella zona del Casilino (Roma), nessuno ha risposto ma la delicatezza della segnalazione, ha spinto gli agenti ad approfondire l’accertamento.

Scavalcato il muro di cinta, sono entrati all’interno del giardino di pertinenza della struttura Religiosa e dopo aver suonato insistentemente ad una porta che dall’interno dava direttamente nell’edificio, sono stati accolti da una coppia, marito e moglie, che hanno riferito agli agenti di vivere nei locali adiacenti alla chiesa.

Entrati all’interno e ispezionate le altre stanze, all’interno delle quali abitava anche un’altra coppia, i poliziotti si sono imbattuti in una porta chiusa a chiave ed hanno chiesto spiegazioni.

Una delle donne, riferendosi agli investigatori, ha spiegato che la stanza era abitata da una loro connazionale che la notte aveva l’abitudine di fuggire e per questo motivo erano costretti a rinchiuderla.

Aperta la stanza gli agenti hanno soccorso la vittima che visibilmente scossa e impaurita dalla presenza dei suoi carcerieri ha raccontato agli agenti la sua triste storia.

Soccorsa dai medici del 118, che ne hanno disposto il ricoverato in ospedale, la donna, in un secondo momento, ha anche dichiarato che durante il periodo di prigionia era stata fatta oggetto di violenza sessuale dagli uomini della casa.

Tutte le persone, comprese il Pastore, rintracciato in secondo momento, ed identificato per L.O. nigeriano di 38 anni, sono state accompagnate negli uffici del Commissariato Casilino.

Ricostruita l’intera vicenda e a seguito della denuncia sporta dalla vittima, per il “Pastore” ed i suoi 2 connazionali, C.U. e R.O., rispettivamente di 39 e 31 anni, è scattato l’arresto per il reato di sequestro di persona in concorso, mentre le 2 donne, accusate dello stesso reato, sono state sottoposte alla misura degli arresti domiciliari per consentirle di badare ai figli.

I parrocchiani difendono a spada tratta il loro parroco, così le mogli dei due uomini arrestati, e descridono la donna come una persona afflitta da disturbi mentali, che si sono limitati ad accogliere e assistere in parrocchia.

Anche il fratello della donna, che abita in Francia, al telefono ridabisce che la sorella ha grossi disturbi e quindi l’accusa potrebbe, alla fine, risultare infondata, anzi ringrazia la parrocchia per averla accolta e assistita.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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