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Relazione finale Sinodo: unanimità Commissione

Edizione del: 25 ottobre 2015

papa francesco con padri sinodaliOre finali del Sinodo che ieri pomeriggio ha visto la votazione della Relazione finale in 94 punti redatto dai 10 Membri della Commissione che lo ha votato all’unanimità e senza riserve.

E’ quanto detto da Padre Federico Lombardi, nella Sala Stampa Vaticana, durante il consueto briefing al quale hanno perso parte, assieme al Direttore, il Cardinale Damasceno Assis, Vescovo di Aparecida e vice-Presidente dell’Assemblea Sinodale, il Cardinale Schönborn, Arcivescovo di Vienna, e Fratel Hervé Janson, Priore Generale dei Piccoli Fratelli di Gesù.

Un testo votato dalla Commissione all’unanimità, senza riserve, e questo è un messaggio significativo.

Padre Federico Lombardi, durante il consueto appuntamento con i giornalisti, ha citato l’intervento tenuto dal Cardinale Erdő subito dopo la lettura delle 3 parti del testo ai Padri Sinodali che ieri pomeriggio hanno potuto così votare il documento con conoscenza di causa, ha precisato Padre Lombardi: “Hanno fatto un lavoro e chi lo vede, stasera pubblicato, un lavoro incredibile rispetto a quello che era l’Instrumentum Laboris; è venuto fuori un ampio documento di 94 punti, votati oggi pomeriggio uno per uno dall’Assemblea e questa mattina è stato letto integralmente, ed era necessario perché ne esiste solo il testo definitivo in italiano e la lettura permetteva anche di avere l’interpretazione nelle diverse lingue fatto da persone affidabili, e quindi i padri hanno potuto sentire con traduzione simultanea tutto il testo e rendersene conto”.

La Commissione dei 10 incaricata della redazione della Relazione finale, ha spiegato Padre Lombardi, si è riunita per valutare e studiare le 248 osservazioni giunte in seguito alla lettura e al dibattito sul documento.

E’ stato un lavoro intenso che ha portato alla presentazione in aula del testo definitivo, integrato dalle proposte ulteriori emerse nella giornata di venerdì.

Il Sinodo si è svolto in un clima molto fraterno, ha detto il Cardinale brasiliano Damasceno Assis, con un’ampia partecipazione di tutti permessa da una metodologia diversa rispetto al passato: si è data importanza ai Circoli Minori, al lavoro dei 13 gruppi linguistici, il che ha consentito un vero scambio tra i Padri Sinodali in un clima di molta libertà in cui tutti hanno preso la parola per esprimere le proprie opinioni.

Attraverso questo dialogo e questo ascolto, ha quindi detto il Porporato brasiliano, abbiamo cercato di trovare un modo per arrivare a delle conclusioni dentro lo spirito di comunione che deve chiudere questo Sinodo.

Il Sinodo non è un Parlamento – ha ribadito citando il Santo Padre – non si tratta di essere vincitori o meno, si tratta di cercare di capire quello che Dio vuole per la famiglia nel mondo di oggi e cercare il miglior modo per assistere e accompagnare le famiglie, aiutarle ad accettare queste sfide ed è questo lavoro che noi consegneremo al Papa.

Dell’importanza della nuova metodologia ha anche parlato il Cardinale austriaco Schönborn che l’ha definita “un grande guadagno di questo Sinodo” e che poi ha invitato i giornalisti a non svilire il messaggio del Sinodo, il cui nucleo il Cardinale ha ribadito con forza: “L’esito di questo Sinodo per me è un grande sì alla famiglia. Che la famiglia non è superata, non è un modello passato, è io direi la realtà più fondamentale della società umana”.

In tempi difficili non c’è rete più sicura della famiglia anche se ferita, anche se ricomposta, ha aggiunto il Cardinale Schönborn che ha poi sottolineato anche un altro punto: la grande Sinodalità espressa dall’Assemblea che si riflette nel documento.

Ha poi chiarito che il tema della omosessualità è stato espresso nel documento dal punto di vista di come i Cristiani potranno affrontare tali situazioni se si dovessero verificare nelle loro famiglie.

Si tratta di un tema delicato, ha aggiunto: “Molti hanno detto – potete immaginare le aree culturali, politiche, nelle quali il tema è troppo delicato – che averlo lasciato fuori non vuol dire che nelle aree come l’Europa, America del Nord, questo tema non sia un tema per la Chiesa, ma a livello di una Sinodalità universale si deve rispettare la diversità delle situazioni politiche e culturali”.

Sui divorziati risposati, ha poi detto, la parola chiave è “discernimento”, perché le situazioni sono diverse.

Il documento quindi non tocca la questione in modo diretto, ma obliquo, l’attesa di una risposta “sì o no” è una falsa domanda perché le situazioni sono talmente diverse da richiedere discernimento.

Il documento finale, pertanto, offre criteri per il discernimento e l’accompagnamento di situazioni che il Catechismo chiama situazioni irregolari: “Nell’insieme il messaggio del Sinodo è la famiglia stessa, è il grande sì alla famiglia.”

Per Fratel Hervé, una delle grandi notizie di questo Sinodo è stata quella di dire che la Chiesa non esclude nessuno.

Inoltre si è sottolineato che le famiglie non sono solo oggetto ma anche soggetto pastorale, il che conferisce loro una grande responsabilità; anche se le famiglie non sono pienamente in linea con quelle che sono le regole, le norme della Chiesa, rappresentano comunque un bene per la Chiesa che deve accoglierle con grande comprensione.

Ed è quindi la misericordia il grande messaggio nel documento finale.

Diverse le domande poste ai Relatori. Sulla decentralizzazione della Chiesa sia il Cardinale Schönborn che il Cardinale Damasceno Assis hanno rilevato che non significa nazionalizzare o continentalizzare la Chiesa Cattolica.

La comunione con il Papa è costante e questo è fondamentale perché è la testa del Collegio Episcopale, ma secondo il principio di sussidiarietà è anche importante che le Conferenze Episcopali possano avere competenze proprie, rispettando le proprie diversità.

Circa la definizione di famiglia, è stato ribadito dal Cardinale Schönborn che la famiglia è fatta di un uomo e di una donna, fedeli, aperti alla vita; la definizione biblica non esclude le situazioni di ricomposizione di famiglia, ha sottolineato, ma “uomo e donna e apertura alla vita” è l’unica definizione di famiglia.

Il documento hanno quindi detto i Relatori rivolge la sua attenzione alle famiglie in situazioni difficili, migranti, poveri, bambini di strada, e altre situazioni che devono essere affrontate.

Si legge poi un messaggio di incoraggiamento a tutti quei giovani che oggi scelgono di non sposarsi, per paura, a causa della precarietà lavorativa, per la difficoltà di formarsi una famiglia.

In ultimo, dal documento partirà un importante richiamo alla politica, affinché adempia ai suoi doveri per sostenere la famiglia sotto tutti i punti di vista. In particolare, per quanto riguarda l’Africa e i Paesi emergenti, che protestano contro questo effetto combinato di intenzioni ideologiche e di aiuti finanziari, le Istituzioni internazionali non possono imporre politiche familiari condizionando la concessione di crediti, finanziamenti e aiuti finanziari alla loro accettazione.

Un appello arriva anche alle Associazioni familiari affinché aiutino la famiglia a non rinchiudersi su stessa ma ad aprirsi a partecipare alla vita della società perché possa avere rilevanza nel dibattito politico.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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