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Quando Roncalli era in Bulgaria

Edizione del: 3 giugno 2013

“L’arte dell’incontro” costituì il cuore dell’azione Diplomatica e Pastorale dell’Arcivescovo Angelo Giuseppe Roncalli in Bulgaria, quando tra il 1925 e il 1934 fu Visitatore e Delegato Apostolico a Sofia.

E’ quanto emerge da una serie di documenti inediti consultati presso gli archivi della Santa Sede che vengono pubblicati in occasione del 50mo Anniversario della morte di Papa Giovanni XXIII, che cade oggi, 3 giugno, nel libro edito dalla Marcianum Press “L’arte dell’incontro”.

Lo Storico Lorenzo Botrugno, attraverso la consultazione dei materiali inediti relativi ad un periodo particolare della vita di Roncalli, dipinge del futuro Papa Buono un ritratto fondato sulla sollecitudine Pastorale attraverso l’approfondimento di due fondamentali aspetti: il rapporto tra Chiesa Cattolica e Ortodossi, in particolare con la sua “visione saldamente unionista”, e il ruolo Diplomatico nelle vicende legate alla Casa Reale bulgara.

Il volume contiene la prefazione di Mons. Loris Francesco Capovilla, Segretario Particolare di Giovanni XXIII dal 1953 al 1963 che descrive con parole appassionate il rapporto instauratosi tra Roncalli e la Bulgaria: “fin sul letto delle sue sofferenze rammentò il decennio colà trascorso: ‘Prego per i miei fratelli di Bulgaria. Oh, quei dieci anni!’… dilettissimo Paese, cui auspicava benessere promosso da libere Istituzioni finalizzate alla conservazione del ricco patrimonio religioso e culturale di cui è fiero e l’inserimento nel consesso dei Popoli, chiamati da Dio al convito della fraternità e della pace”.

Il libro spiega che Roncalli sapeva “entrare in relazione con le persone, e lo dimostrò nella Missione bulgara, tanto nei rapporti diplomatici, quanto in quelli con gli Ortodossi. Tale dote, che certamente gli derivava da un’indole personale del carattere, era anche percepita come un dovere”, essendo il Rappresentante del Papa per la Bulgaria: “Nei miei rapporti con tutti – Cattolici o Ortodossi, grandi o piccoli – vedrò di lasciare sempre un’impressione di dignità e di bontà, bontà luminosa, dignità amabile. Rappresento – benché indegnissimamente – tra questa gente, il Santo Padre. Sarò dunque preoccupato di farlo stimare ed amare anche attraverso la mia persona. Ciò vuole il Signore. Quale compito, quale responsabilità!”, scrisse il futuro Giovanni XXII.

Il libro evidenzia come Roncalli in Bulgaria, “da Diplomatico in via ufficiosa, seppe affermare in perfetta consonanza con le direttive Papali la superiorità della Dottrina Cattolica che non ammette compromessi politici né deroghe alle sue verità. Il Visitatore Apostolico non prestò dunque fede alle prospettive delineate dal Sovrano bulgaro che, cercando di ottenere la dispensa per il matrimonio misto senza impegnarsi ad educare cattolicamente i figli, teorizzava la futura affermazione del Cattolicesimo in Bulgaria grazie al connubio Reale”.

Per ottenere la Dispensa Papale necessaria al matrimonio dei Reali di Bulgaria di mista religione, infatti, Boris, Ortodosso, e Giovanna di Savoia, Cattolica, dovettero promettere a Pio XI di non reiterare il matrimonio nella Chiesa Ortodossa e di far battezzare ed educare nella religione Cattolica l’eventuale prole. Entrambe queste promesse vennero disattese: vi fu una cerimonia in Bulgaria studiata per apparire, senza realmente esserlo ma per la Santa Sede non faceva alcuna differenza, quale ripetizione del matrimonio Cattolico e Maria Luisa, primogenita della coppia, venne battezzata con Rito Ortodosso.

Da sottolineare nella vicenda la “Diplomazia Pastorale” di Mons. Roncalli, che non vuole dire indulgenza nei confronti della coppia Reale, il cui ruolo nella questione si riduceva all’intermediazione tra Boris e Pio XI nelle trattative per la concessione della Dispensa Matrimoniale”


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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