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Quando al Papa ci pensa Polizia italiana

Edizione del: 28 dicembre 2013

Secondo una storiella che circola da sempre in Vaticano, conosciuta da poche persone, la prima guardia del corpo vaticana ad entrare ufficialmente in servizio fu, nel 1963, dopo l’elezione di Papa Paolo VI, Monsignor Paul Casimir Marcinkus, si, quello conosciuto per lo Ior, che comunque, fino alla fine della sua carriera vaticana si occupò anche della sicurezza del Papa.

Durante una visita nel centro di Roma, il Papa, accerchiato dalla folla in delirio, rischiò  di essere schiacciato.

Al suo fianco c’era l’imponente Marcinkus che lo salvò da un folle, sollevandolo di peso e meritandosi, giorni dopo, il ruolo di responsabile della sicurezza del Papa nei viaggi all’estero.

Nel 2006 l’allora Presidente del Consiglio Ministri Romano Prodi rischiò di “cadere” per una battuta infelice sulla sicurezza del Papa, fatta prima di intervenire all’Assemblea generale dell’Onu a New York: “Alla sicurezza del Papa ci penseranno le sue guardie Cosa volete che vi dica…”.

Il Papa era in Turchia in quel momento e arrivavano segnali preoccupanti dai servizi segreti.

In realtà alla sicurezza del Papa se ne occupa sia la Polizia Italiana – per Piazza San Pietro e nelle visite in Italia e a Roma – che i 110 Gendarmi Vaticani, guidati dall’aretino Giani, e i 110 soldati della Guardia Svizzera Pontificia per quando il Papa è all’interno del piccolo stato.

Quando il Papa partecipa ad un incontro o cerimonia pubblica in Vaticano, o si reca fuori dal piccolo Stato, attorno a lui ci sono sempre, almeno 5 Gendarmi Vaticani, guidati da Giani, e alcuni ufficiali della Guardia Svizzera in borghese.

Dal 2008 la Gendarmeria fa parte dell’Interpol e ingloba due contingenti speciali: un gruppo di intervento rapido, per contrastare azioni ad alto rischio e un’unità antisabotaggio.

L’Ufficio Informativa della Polizia di Stato si occupa invece dei servizi di scorta e sicurezza del Santo Padre, che segue nei suoi spostamenti in Italia.

Un nucleo di uomini in possesso di specifica preparazione professionale, che poi vengono affiancati da varie Forze di Polizia nelle città visitate dal Papa.

Questo settore cura anche la scorta e la sicurezza del Cardinale Segretario di Stato, del Decano del Collegio Cardinalizio, e di altri Prelati vaticani.

Il Prefetto Salvatore Festa da oltre 10 anni è incaricato di assicurare il collegamento con la Santa Sede.

Invece l’Ispettorato di Pubblica Sicurezza Vaticano fin dal 1945 si occupa della vigilanza del Papa, della piazza e delle aeree di confine tra i due Stati, ovvero delle mura e dei palazzi Vaticani.

Vi lavorano circa 100 uomini.

La prima cosa che viene insegnata a tutti i poliziotti, sia italiani che vaticani, che devono garantire la sicurezza del Papa è come stargli accanto senza impedirgli di compiere la sua missione tra la gente.

Non si può impedire al Pontefice di accostarsi alle transenne o di fermarsi per salutare o benedire chi vuole lui, chi lo cerca, chi lo chiama.

Per questo motivo gli agenti del cerchio stretto attorno a lui hanno delle competenze particolari, acquisite grazie a una formazione specifica per i reparti delle scorte.

Periodicamente seguono corsi di aggiornamento per apprendere nuove tecniche.

Invece il secondo anello di sicurezza è formato da agenti addestrati a riconoscere soggetti pericolosi, possibili mezzi d’offesa, anche se camuffati, e a intervenire in modo rapido in qualsiasi circostanza.

Persino gli uomini che controllano gli scanner, hanno una specifica preparazione che li mette in grado di individuare e leggere ogni oggetto che passa sotto i raggi, anche se mascherato con le tecniche più sofisticate.

Un piccolo esercito, quello della Polizia di Stato Italiana che protegge il Papa e che il Papa, in segno di personale gratitudine, ogni anno,  riceve in udienza privata ai primi di gennaio nel Palazzo Apostolico assieme ai loro Dirigenti.

Franco Mariani

 

 


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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