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Procura Terni su irregolarità Curia

Edizione del: 24 luglio 2013

Dopo la decisione del Gip di lasciare in carcere Luca Galletti e Antonio Zitti, arrestati nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità per la compravendita del castello di Narni, i Legali iniziano a pensare a fare ricorso al riesame.

Tranne quelli di Paolo Zappelli, a cui, anche per le sue precarie condizioni di salute, sono stati concessi gli arresti domiciliari.

Al Notaio Gian Luca Pasqualini invece è stato revocato il divieto a svolgere l’attività professionale.

L’unica limitazione riguarda eventuali rapporti di lavoro con le undici persone attualmente indagate, fra cui le tre arrestate mercoledì scorso dalla Squadra Mobile di Terni e dal nucleo di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza di Roma.

Lo ha deciso il Gip Pierluigi Panariello, dopo gli interrogatori di garanzia che si sono svolti sabato mattina anche davanti al Sostituto Procuratore Elisabetta Massini.

Al centro dell’inchiesta, la vendita all’asta del castello di San Girolamo di Narni, finita sotto la lente della Procura per tutta una serie di presunte irregolarità.

Per tutti l’accusa è quella di aver dato vita ad un’associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla turbativa d’asta. “Voglio di’… intanto lo famo…c’è il terzo in buona fede.. un casino da un milione e mezzo di euro”.

Lo diceva in una intercettazione Luca Galletti, il Direttore dell’Istituto per il Sostentamento del Clero della diocesi di Terni, arrestato insieme a Paolo Zappelli e Antonio Zitti, rispettivamente Economo della diocesi di Terni e Dirigente dell’Ufficio Urbanistica del Comune di Narni; all’altro capo del telefono c’è il Notaio Gian Luca Pasqualini.

All’origine delle pesantissime accuse che hanno portato all’arresto di tre persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre sette, più un’altra nel frattempo deceduta, c’è la compravendita del castello di San Girolamo a Narni che, nelle intenzioni palesemente espresse in questo stralcio di conversazione, di coloro che secondo l’accusa avrebbero ideato e promosso l’affare, prevedeva un guadano illecito e irregolare a discapito del Comune stesso e del “terzo in buona fede”.

Le intercettazioni contenute nell’Ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip Pier Luigi Panariello svelano, a giudizio del Giudice stesso, “il piano criminoso” degli indagati: ovvero quello di “trovare un acquirente al quale la Imi Srl potesse alienare il castello ancora prima di aver pagato il corrispettivo della compravendita al Comune di Narni”.

Oltre a Galletti, Zappelli, Zitti e al notaio Pasqualini, indagati per la vicenda di Narni sono finiti indagati  l’allora Sindaco di Narni Stefano Bigaroni e quello attuale Francesco De Rebotti, i tre Assessori Simona Bozza, Roberta Isidori e Lorella Sepi, più Guido Fabrizi deceduto nel frattempo, l’Architetto del Comune di Narni, Alessandra Trionfetti, la Responsabile dei Servizi Finanziari Alessia Almadori.

A loro, a vario titolo, vengono contestati i reati di associazione a delinquere, turbata libertà degli incanti, truffa aggravata e falsità materiale commessa da Pubblico Ufficiale in atto pubblico.

Per loro il Pm Massini aveva chiesto il divieto di dimora nel Comune di Narni, non concesso dal Giudice Panariello.

In particolare, per quanto riguarda l’accusa di associazione a delinquere si contesta che, come si legge nell’Ordinanza di custodia cautelare, “con più azioni del medesimo disegno criminoso, turbata la libertà dell’asta pubblica relativa all’alienazione del complesso del castello di San Girolamo, il primo ottobre 2010, attraverso mezzi fraudolenti costituiti dalla delibera di Giunta n.183, ideologicamente falsa in quanto richiamante una richiesta di proroga del termine per il pagamento in realtà non presente agli atti della Giunta, della tardiva comunicazione fatta dal Notaio Pasqualini al Comune di Narni di iscrizione del decorso del termine per l’esercizio da parte del Ministero del Diritto di Prelazione anziché di avveramento della condizione sospensiva, nonché delle richieste e concessioni di proroghe per il pagamento del castello, atti taluni ideologicamente falsi, altri illegittimi finalizzati a far assegnare detto complesso immobiliare alla Imi immobiliare Srl pur non avendo detta società i requisiti richiesti dal bando”.

Al momento il castello è stato sequestrato e affidato in custodia al Comune di Narni, parte lesa del reato di truffa aggravata.

Il pericolo era che l’Imi lo vendesse a terzi in buona fede e che il Comune lo perdesse in maniera irreversibile.

Quella del Castello di Narni è un’indagine inserita nella più ampia riguardante l’ammanco milionario della diocesi di Terni.

E nella parte finale dell’Ordinanza è lo stesso Panariello a spiegarlo quando dice che si deve “accertare la provenienza del denaro versato dall’Imi Srl per il pagamento del castello, sicuramente non riconducibile alle risorse finanziarie della Imi, inattiva e priva di patrimonio, non potendo assolutamente ritenersi azzardato, allo Stato degli atti, porre in relazione tutto ciò con il notorio ‘buco finanziario’ della diocesi di Narni e Amelia, tenuto conto delle cariche rivestite dai due principali indagati all’interno della stessa indagine”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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