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Prima intervista per il Papa

Edizione del: 20 settembre 2013

“Eravamo tornati da pochi giorni dalla Gmg in Brasile – racconta  il Gesuita Padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica - e il Papa mi ha chiesto di andare a trovarlo a Santa Marta”.

Tre incontri di 2 ore ciascuno, seduti l’uno accanto all’altro, il Papa e Padre Antonio, autore della prima intervista a Papa Bergoglio.

Padre Spadaro e Papa Francesco si sono incontrati per la prima il 19 agosto scorso.

Non un colloquio formale fatto di domande e risposte secche, ma un “dialogo a 360 gradi, senza preclusioni”.

“Che vulcano Papa Francesco -  racconta Padre Spadaro – ha un pensiero sorgivo, un uomo appassionato di Dio, affascinato dal Vangelo. Parlando con il Pontefice avvertivo la sua autorevolezza, ma non percepivo la distanza”.

“Il mio modo autoritario e rapido di prendere decisioni – ha confessato Bergoglio - mi ha portato ad avere seri problemi e a essere accusato di essere ultraconservatore”; ricorda così il suo ministero episcopale in Argentina dove dice di aver imparato proprio dalle difficoltà incontrate, mentre di sé stesso dice che è “un peccatore al quale il Signore ha guardato”.

L’intervista, che esce integralmente contemporaneamente su altre 16 riviste della Compagnia di Gesù di tutto il mondo, ripresa però questa mattina dai quotidiani, telegiornali e siti, di tutto il mondo, che ne pubblicano ampi stralci,   è stata rilasciata dal Papa, nel suo studio privato a Santa Marta, nel corso di 3 appuntamenti il 19, il 23 e il 29 agosto.

In circa 30 pagine Jorge Mario Bergoglio traccia un identikit inedito di se stesso, che include anche le preferenze artistiche e culturali.

Il primo Papa Gesuita della storia spiega l’idea che ha della Compagnia di Gesù, analizza il ruolo della Chiesa oggi e indica le priorità dell’azione Pastorale, affrontando le domande che la società e l’antropologia contemporanea pongono all’annuncio del Vangelo.

Il Pontefice rilegge la sua storia di Gesuita, anche riguardo ad alcuni momenti difficili.

Un’esperienza difficile che oggi mette a frutto: ricordando il suo Ministero Episcopale in Argentina, dice di aver capito quanto sia importante “la consultazione: I Concistori, i Sinodi sono, ad esempio, luoghi importanti per rendere vera e attiva questa consultazione. Bisogna renderli però meno rigidi nella forma. Voglio consultazioni reali, non formali”.

Quanto ai Dicasteri romani sottolinea: “Sono mediatori, non gestori”.

“Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. E’ inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti: si devono curare le sue ferite, poi potremo parlare di tutto il resto”.

La Chiesa, per Jorge Mario Bergoglio, deve avere “la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. E bisogna cominciare dal basso”.

Invece, prosegue il Papa, “la Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece che i Ministri della Chiesa devono innanzitutto essere Ministri di misericordia”.

Quindi, “le riforme organizzative e strutturali sono secondarie, cioè vengono dopo, perché la prima riforma deve essere quella dell’atteggiamento”.

Per Papa Francesco, infatti, “i Ministri del Vangelo devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi. Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato”.

“I Ministri del Vangelo – ha aggiunto il Papa – devono essere persone capaci di riscaldare il cuore delle persone, di camminare nella notte con loro, di saper dialogare e anche di scendere nella loro notte, nel loro buio senza perdersi”.

“Le persone omosessuali sono ‘feriti sociali’ perché sentono come la Chiesa li abbia sempre condannati. Ma la Chiesa non vuole fare questo.Bisogna sempre considerare la persona”.

“Il confessionale non è una sala di tortura, ma il luogo della misericordia. Questa è la grandezza della confessione: il fatto di valutare caso per caso e di poter discernere qual è la cosa migliore da fare per una persona che cerca Dio e la sua grazia”.

Il Pontefice racconta poi, in particolare, di “una donna che ha avuto alle spalle un matrimonio fallito, nel quale ha pure abortito. Poi, questa donna si è risposata e adesso è serena con 5 figli. L’aborto le pesa enormemente ed è sinceramente pentita. Vorrebbe andare avanti nella vita Cristiana. Che cosa fa il confessore?”, chiede il Papa.

Non manca anche di parlare dell’ultimo Concilio: “Il Vaticano II è stato una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea. Ha prodotto un movimento di rinnovamento che semplicemente viene dallo stesso Vangelo. I frutti sono enormi. Basta ricordare la Liturgia”.

“Il lavoro della riforma liturgica è stato un servizio al popolo come rilettura del Vangelo a partire da una situazione storica concreta. Sì, ci sono linee di ermeneutica di continuità e di discontinuità, tuttavia una cosa è chiara: la dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nell’oggi che è stata propria del Concilio è assolutamente irreversibile”, rileva il Pontefice.

Nell’intervista, il Papa si sofferma anche sulle sue passioni artistiche e letterarie: “Ho amato molto autori diversi tra loro. Amo moltissimo Dostoevskij e Holderlin”.

“Ho letto il libro ‘I Promessi Sposi’ 3 volte e ce l’ho adesso sul tavolo per rileggerlo. Manzoni mi ha dato tanto. Mia nonna, quand’ero bambino, mi ha insegnato a memoria l’inizio di questo libro: ‘Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti…’. Anche Gerard Manley Hopkins mi è piaciuto tanto. In pittura ammiro Caravaggio: le sue tele mi parlano. Ma anche Chagall con la sua Crocifissione bianca…”.

“In musica amo Mozart, ovviamente. Quell’Et Incarnatus est della sua Missa in Do è insuperabile: ti porta a Dio!”.

Beethoven “mi piace ascoltarlo, ma prometeicamente. E l’interprete più prometeico per me è Furtwangler. E poi le Passioni di Bach”.

“Poi, a un livello diverso, non intimo allo stesso modo, amo Wagner. Mi piace ascoltarlo, ma non sempre. La Tetralogia dell’Anello eseguita da Furtwangler alla Scala nel ‘50 è la cosa per me migliore. Ma anche il Parsifal eseguito nel ‘62 da Knappertsbusch”, rileva Francesco.

Per quanto riguarda il cinema, “La strada di Fellini è il film che forse ho amato di più. Mi identifico in quel film, nel quale – aggiunge – c’è un implicito riferimento a San Francesco. Credo poi di aver visto tutti i film con Anna Magnani e Aldo Fabrizi quando avevo tra i 10 e i 12 anni. Un altro film che ho amato molto è Roma Città Aperta”.

Una intervista quindi a 360 gradi che è già entrata nella Storia e che sicuramente non passerà inosservata dalla gente.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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