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PO: si spreta per malelingue

Edizione del: 31 dicembre 2013

Don Simeon Eneh, di origini nigeriane, al termine della Messa domenicale, ha lanciato una notizia-bomba tra i fedeli della piccola chiesa di Santa Caterina de’ Ricci di via Lepanto a Prato, quella di abbandonare il sacerdozio a causa delle troppo malilingue.

“Una decisione maturata dopo una lunga sofferenza. Lascio la parrocchia e l’abito. Così non posso andare avanti. Da 14 anni vivo a Prato. In questi anni sono stato accusato di tutto. Mi sono ammalato a causa delle calunnie dette sul mio conto. Il mio fisico non ce la fa più”.

I fedeli hanno ascoltato per 20 minuti lo sfogo del parroco, alcuni allibiti, altri che già subodoravano qualcosa dopo una lettera anonima arrivata in parrocchia e alla Curia 4 anni fa in cui si rivolgevano al parroco pesanti accuse.

Il sacerdote non parla apertamente di razzismo ma sostiene di aver incontrato una resistenza iniziale per quel “prete di colore sull’altare”.

Le voci e le chiacchiere alle sue spalle lo hanno sfinito tanto da arrivare a lasciare l’abito talare.

“Infamie — ha spiegato amareggiato dall’altare — Il mio arrivo non è stato accettato subito. Dicevano ‘questa parrocchia non merita un prete nero’. Ho trovato la chiesa in rosso di 7mila euro e grazie a una gestione oculata ora lascio un conto in attivo di 41mila euro. Non ho intascato nulla. Il denaro l’ho chiesto per aiutare un bambino malato che poi, grazie alla vostra generosità, è stato operato. E’ tutto documentato. All’inizio non sono stato benvoluto neppure a Narnali. Dicevano ‘è nero’. Poi, sono passato a Galcetello dove un altro parroco ha voluto prendere il mio posto: furono messe in giro voci di una mia presunta relazione con una donna. Falsità. A Galcetello trovai debiti e fornitori da pagare. Anche lì sono riuscito a ripianare i conti. Quel prete che voleva il mio posto, poi fu portato a Roma con l’accusa di pedofilia”.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Vescovo di Prato, Mons. Franco Agostinelli che in questi mesi ha condiviso personalmente e più volte, la sofferenza interiore di questo sacerdote e le riflessioni riguardo al ministero.

Per il Vescovo “è dunque un lungo travaglio interiore e non tanto episodi di razzismo o difficoltà particolari della vita parrocchiale a motivare questa scelta”.

“Di fronte al travaglio di una coscienza – afferma il Vescovo – il rispetto profondo è l’atteggiamento più appropriato”.

In Curia si fa notare che ”la presenza di sacerdoti di diverse provenienze e etnie è un dato ormai acquisito anche da parte della nostra diocesi: numerosi sono infatti i preti, provenienti anche dall’Africa, che hanno prestato e prestano servizio nelle parrocchie e nei diversi ambiti della Pastorale”.

“Avremmo voluto – spiega il Vicario Generale Mons. Nedo Mannucci – essere presenti alla Messa per salutare e ringraziare don Simeon per questi anni di servizio; da parte sua c’è stata la preferenza di vivere personalmente, all’interno della propria comunità, questo congedo”.

La tempestiva nomina del nuovo parroco scaturisce – per la Curia – “da questo lungo percorso di condivisione vissuto dal Vescovo con don Simeon”.

Alla guida della parrocchia di Santa Caterina De’ Ricci è da oggi un altro sacerdote africano: don Denis Touré Yocuba, della diocesi di Korhogo, in Costa D’Avorio.


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