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Pensiero Ratzinger in 164 parole

Edizione del: 15 aprile 2013

Il pensiero di Joseph Ratzinger condensato in 164 parole.

Arriva il “Bignami” per conoscere meglio il pensiero del Papa Emerito.

Lo si deve ad un volume della Libreria Editrice Vaticana curato da Monsignor Robert Zollitsch, Arcivescovo di Friburgo e Presidente della Conferenza Episcopale della Germania.

Centosessantaquattro tra termini, nomi e concetti per spiegare il pensiero di uno dei Teologi di maggior spicco della nostra epoca.

Duecentonovanta pagine per un volume di consultazione da “Abba” a “Vocazione”, quasi un vocabolario che ripercorre e illustra l’essenza del pensiero del Pontefice Emerito Benedetto XVI attingendo alle sue numerosissime opere.

Il volume, è stato realizzato anche in collaborazione con l’Istituto Papa Benedetto XVI, impegnato nell’edizione di tutti gli scritti di Ratzinger.

“Per Joseph Ratzinger-Benedetto XVI era e resta decisivo servire la verità; lo era per il Teologo impegnato nell’attività didattica, lo è per il Vescovo nel servizio Pastorale”, scrive Monsignor Robert Zollitsch nella prefazione, ricordando poi il motto Episcopale di Ratzinger: Cooperatores veritatis.

“Con le sue opere – spiega Zollitsch – Joseph Ratzinger si è messo al servizio di quella verità, che non è un principio astratto, ma lo stesso Dio vivente. Accanto alla verità, v’è l’amore quale seconda grande nota fondamentale che attraversa tutta la sua opera”.

Ciascuna voce presenta la fonte bibliografica dalla quale sono tratti i passaggi riportati, e rimandi ad altre voci che ampliano il discorso o ne illuminano aspetti diversi. “Amore”, “Europa”, “Dialogo tra le Religioni”, “Magistero della Chiesa”, “Sofferenza”, “Senso della vita”: la varietà dei temi affrontati è amplissima.

Alla voce “Agnosticismo”, ad esempio, sono considerate due possibilità pratiche: “Vivere come se Dio non ci fosse, oppure vivere come se ci fosse e come se fosse la realtà determinante la mia vita”.

Riflettendo sul “Gioco”, Joseph Ratzinger lo definisce “una sorta di tentativo di ritorno al paradiso; il passaggio dalla gravità del quotidiano che schiavizza e dal suo disbrigo al libero rigore di ciò che non deve essere coercitivo e che proprio per questo motivo è bello”.

Alla voce “Neopaganesimo” si parla di una “Chiesa di Pagani che si chiamano ancora Cristiani e che in verità sono diventati Pagani”.

E più avanti: “Alla lunga, alla Chiesa non sarà risparmiato di dover smantellare pezzo per pezzo la parvenza della propria facciata con il mondo per diventare di nuovo ciò che è: comunità dei credenti. Perdendo quelle esteriorità, la sua forza missionaria potrà davvero solo crescere”.

In “Speranza”, Ratzinger nota che “l’uomo attende sempre più di quanto una qualsiasi presenza gli possa dare”, ma speranza indica proprio la “fiducia che quel desiderio troverà una risposta”.

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