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Prostituzione: don Nuvola sospeso

Edizione del: 27 luglio 2013

Don Aldo Nuvola, il sacerdote da martedì in stato di fermo per i reati di prostituzione minorile e induzione alla prostituzione, di fronte ai Pm Geri Ferrara e Diana Russo, che lo hanno interrogato per poco più di 3 ore, non è parso agitato e ha tentato di negare e ridimensionare le sue responsabilità.

“Io li volevo aiutare”, avrebbe sostenuto riferendosi ai casi che gli sono stati contestati di ragazzi adescati, secondo lui tutti maggiorenni, “anzi sono stati loro a tentare di farmi entrare nel loro mondo”.

Ma in un momento del colloquio col Pm avrebbe anche ammesso “che forse sì, me ne dovevo andare da Palermo, come mi dicevano in molti”.

Invece Nuvola è rimasto.

Senza più una parrocchia, ma continuando a dire Messa laddove era necessario, nonostante le precedenti condanne per molestia e atti osceni.

Assistito dagli Avvocati Mario Zito e Marcello Montalbano, ha poi negato qualunque ruolo nell’omicidio di Mario Pandolfo, nega anche le telefonate e i colloqui con il 17enne reo confesso del delitto, il quale si sarebbe confidato con il prete che con il minore avrebbe avuto dei rapporti.

Il Gip Agostino Cristina, che ha convalidato il fermo di Nuvola,  dovrà sciogliere la riserva sulla misura cautelare.

Nel frattempo il prete è detenuto in isolamento in carcere.

La Procura prosegue indagini per accertare il livello di coinvolgimento del sacerdote e su ciò che effettivamente sa anche sull’omicidio.

Al momento i capi di imputazione restano tuttavia invariati, con la possibile aggravante relativa a presunti adescamenti di ragazzi di età inferiore ai 16 anni.

L’Arcidiocesi di Palermo afferma che tenuto conto del fatto che don Aldo Nuvola “non ha ottemperato a quanto disposto e in considerazione degli sviluppi delle attuali indagini che hanno evidenziato la reiterazione del reato, don Aldo Nuvola incorre, ora, nella pena Canonica della sospensione a divinis”.

“Inoltre, a norma del Motu Proprio Sacramentorum sanctitatis tutela, nei confronti del sacerdote è già da tempo in corso la procedura Canonica per la definizione del caso, non escludendo la dimissione dallo stato clericale e la dispensa dagli obblighi del celibato”.

Don Aldo Nuvola, come ricostruisce l’Arcidiocesi di Palermo, era stato invitato a presentare le dimissioni dalla carica di insegnante di religione il 4 ottobre 2008, non appena avuta notizia della denuncia per atti osceni in luogo pubblico, e a dimettersi da parroco di Regina Pacis nel dicembre 2008, quando si era avuta la notizia di un procedimento per molestia nei confronti di un giovane di 17 anni.

“In quella circostanza si era proceduto ad allontanarlo dall’ufficio di parroco”.

Inoltre, “gli era stato intimato” di soggiornare presso la Casa Il Cenacolo dei Padri Venturini a Barcellona Pozzo di Gotto per un periodo di riflessione e di accompagnamento spirituale e psicologico.

Successivamente è stato stabilito che seguisse un percorso organico e ben strutturato della durata di almeno due anni, che mirasse al consolidamento della maturità umana, affettiva e sacerdotale presso una struttura protetta.

Prescrizioni che non ha rispettato – “anche per motivi legati, a suo dire, alle condizioni di salute e alla necessità di sottoporsi ad un trattamento chirurgico” – aprendo la porta alla sospensione a divinis.

L’Arcidiocesi che si dice “ferita e sgomenta”, e assicura sostegno “ai tanti sacerdoti generosi che ora, a motivo di questo scandalo, diventano facilmente oggetto di accuse generalizzate”, richiama infine la figura del Beato Pino Puglisi perché “sia per loro modello di mitezza e di serenità nel vivere gioiosamente il Ministero sacerdotale e nell’abbracciare la Croce quotidiana per il bene di tutti gli uomini”.

“La comunità diocesana, rimanendo ferita e sgomenta riguardo alle notizie riportate dai mezzi di comunicazione sociale che svelano certamente una personalità fortemente disturbata del sacerdote, esprime in pari tempo vicinanza e solidarietà nei confronti delle vittime di inqualificabili forme di abuso e a quanti hanno sofferto e soffrono per tali incresciosi fatti”.

Una posizione attesa e che rompe un silenzio durato due giorni.

La Curia manifesta “piena fiducia nel lavoro della Magistratura, che auspica possa fare al più presto piena luce sull’intera vicenda”.

E rinnova “il costante sostegno a tutti i sacerdoti che lavorano generosamente per il bene delle anime a loro affidate e che ora, a motivo di questo scandalo, diventano facilmente oggetto di accuse generalizzate”.


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