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Papa: mi confesso ogni 15 giorni

Edizione del: 25 novembre 2013

Il Papa ha ricordato durante l’ultima udienza del mercoledi  l’importanza della remissione dei peccati in riferimento al potere delle chiavi, simbolo della Missione, in particolare quella del perdono, che Gesù ha affidato agli Apostoli.

“Anche i sacerdoti devono confessarsi, anche i Vescovi: tutti siamo peccatori. Anche il Papa si confessa ogni 15 giorni, perché anche il Papa è un peccatore”.

E anche questa è una “confessione”, da parte di Papa Francesco: quella di ricorrere ogni 2 settimane al Sacramento della Penitenza, sentendosi egli stesso “un peccatore”.

“E il confessore sente le cose che io gli dico – ha raccontato candidamente – mi consiglia e mi perdona, perché tutti abbiamo bisogno di questo perdono”.

“La Chiesa è depositaria del potere delle chiavi, di aprire o chiudere al perdono – ha ricordato -. Dio perdona ogni uomo nella sua sovrana misericordia, ma lui stesso ha voluto che quanti appartengono a Cristo e alla Chiesa ricevano il perdono mediante i Ministri della comunità”.

In altre parole, la “riconciliazione” dev’essere vissuta “nella dimensione Ecclesiale, comunitaria”, poiché “la Chiesa, che è Santa e insieme bisognosa di penitenza, accompagna il nostro cammino di conversione per tutta la vita”.

In ogni caso, ha affermato Francesco, “la Chiesa non è padrona del potere delle chiavi, ma è serva del ministero della misericordia e si rallegra tutte le volte che può offrire questo dono Divino”.

Attraverso la dimensione Ecclesiale, secondo Bergoglio, si ha anche la “sicurezza” che Dio ci ha perdonato: anzi, “che ci perdona sempre, non si stanca di perdonare”.

Questo perdono di Dio, “che ci viene dato nella Chiesa”, “ci viene trasmesso per mezzo del ministero di un nostro fratello, il sacerdote”, ha ricordato ancora il Pontefice.

“Anche lui un uomo che come noi ha bisogno di misericordia – ha spiegato -, diventa veramente strumento di misericordia”.

Il Papa non ha mancato di rivolgere raccomandazioni, anche alquanto drastiche, ai preti impegnati nella confessione.

“Il servizio che il sacerdote presta come ministro, da parte di Dio, per perdonare i peccati è molto delicato – ha detto – ed esige che il suo cuore sia in pace, che il sacerdote abbia il cuore in pace; che non maltratti i fedeli, ma che sia mite, benevole e misericordioso; che sappia seminare speranza nei cuori e, soprattutto, sia consapevole che il fratello o la sorella che si accosta al Sacramento della Riconciliazione cerca il perdono e lo fa come si accostavano tante persone a Gesù perché le guarisse”.

Il sacerdote “che non abbia questa disposizione di spirito”, ha avvertito Bergoglio, “è meglio che, finché non si corregga, non amministri questo sacramento”.

“I fedeli penitenti – ha aggiunto – hanno il diritto, tutti i fedeli hanno il diritto di trovare nei sacerdoti dei servitori del perdono di Dio”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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