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Papa: incontro con Fedi Monoteiste

Edizione del: 2 giugno 2013

Il Papa intende “promuovere a Roma un incontro con i Leader Religiosi delle tre Fedi Monoteiste” per testimoniare “agli occhi del mondo l’impegno per la pace e il rifiuto della violenza e del terrorismo in nome di Dio”.

Francesco, riferiscono Fonti Governative Israeliane, ne ha parlato con il Presidente Israeliano Simon Peres nel corso dell’Udienza Privata che il Capo di Stato ha avuto col Pontefice lo scorso 30 aprile in Vaticano.

Un incontro in cui il Presidente Peres ha espresso tutta la sua preoccupazione per la strumentalizzazione della religione ai fini della violenza e alla quale il Papa ha risposto confidando il suo progetto, da definire nei particolari, di convocare un incontro Interreligioso in grande stile per lanciare al mondo un inequivocabile messaggio di pace.

Peres aveva parlato al Papa della grave minaccia costituita da “quanti in nome di Dio compiono atti di terrorismo” e di come si debba proclamare “a voce alta che Dio non ha autorizzato nessuno ad uccidere il prossimo”.

Di una iniziativa analoga ha parlato anche il Rabbino David Rosen, Direttore della Commissione per il Dialogo tra le Fedi dell’American Jewish Committee, lanciando una sua proposta a Papa Francesco in un incontro con alcuni giornalisti assieme a Oded Wiener, Direttore Generale del Gran Rabbinato di Israele.

Un “grande raduno di Leader Religiosi” per un “appello” comune alla pace in Medio Oriente promosso da Papa Francesco a Gerusalemme potrebbe avere una “significativa influenza positiva” sulla politica impegnata nella risoluzione del conflitto israelo-palestinese, ha osservato Rosen.

Dello stesso parere Wiener, che ha spiegato come “in Medio Oriente i Leader Religiosi siano più ascoltati dei Politici”: “un loro incontro, che li faccia vedere agli occhi del mondo l’uno accanto all’altro, sarebbe di grande incoraggiamento e ispirazione per la Politica”.

Rosen ha sottolineato quindi “i grandi progressi” del Dialogo Interreligioso tra Ebrei e Cattolici compiuti in “relativamente pochissimi anni”, poiché “solo 15 anni fa il Gran Rabbinato non aveva relazioni con alcuna Chiesa”.

Tutto ciò, ha aggiunto, ha influenzato positivamente “anche il dialogo tra Ebrei e Musulmani”.

Per questo, secondo Rosen, i tempi sono maturi per un’iniziativa del genere da parte di Papa Francesco.

Per quanto riguarda inoltre i rapporti tra Ebrei e Cattolici, in particolare, Rosen ha osservato che Giovanni Paolo II è stato “un innovatore”, Benedetto XVI un “consolidatore” e ora, Papa Francesco, può essere di nuovo “un innovatore”, anche “istituzionalizzando” ciò che Papa Wojtyla e Papa Ratzinger hanno fatto visitando Israele e lo Yad Vashem.

“Da un punto di vista Teologico – ha aggiunto – non c’è niente di più che possiamo chiedere al Papa per migliorare le nostre relazioni, quanto si doveva fare è stato fatto ma dobbiamo senz’altro impegnarci nell’educazione perché questo buono stato di relazioni avanzi sempre di più”.

Infine, Rosen ha auspicato che Papa Bergoglio, dopo l’invito di Peres, visiti presto Israele: “un’ottima occasione” sarebbe “l’Anniversario della Dichiarazione Conciliare Nostra Aetate”, nel 2015, con cui Cattolici ed Ebrei hanno stabilito relazioni.

Rosen ha ribadito che, comunque, il Papa “è benvenuto sempre”.

Secondo Fonti del Patriarcato Latino di Gerusalemme, inoltre, una visita di Francesco in Terra Santa non è da aspettarsi nel prossimo gennaio, quando cade l’Anniversario dai 50 anni dalla visita di Paolo VI, come qualcuno aveva ipotizzato.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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