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Papa incontra P. Jalics

Edizione del: 11 ottobre 2013

E’ stato un incontro di forte significato, e anche di grande commozione, quello avvenuto nei giorni scorsi in Vaticano tra Papa Francesco e Padre Franz Jalics, il Gesuita di origine ungherese, oggi 86enne, che in Argentina nel 1976 fu sequestrato dal Regime insieme al Confratello Orlando Yorio, torturato, tenuto prigioniero per 5 mesi: una vicenda che in anni più recenti ha attirato su Jorge Mario Bergoglio, che all’epoca era Superiore Provinciale dei Gesuiti, l’accusa di essere stato connivente con i militari nel sequestro dei 2 sacerdoti.

I due all’epoca lasciarono anche l’Ordine: Jalics poi vi rientrò, Yorio – che nel frattempo è morto – invece rifiutò.

Al momento dell’arresto da parte delle Squadre del Generale Videla i due Gesuiti operavano nell’attività sociale nelle periferie più povere.

Terribili per entrambi la detenzione e le violenze nella famigerata Esma, la Scuola di Meccanica dell’Esercito.

Le accuse contro Bergoglio sono state sollevate dapprima da un legale dei diritti umani, poi rilanciate dal giornalista Horacio Verbitsky, sostenendo che all’origine del sequestro dei due Gesuiti ci fosse stata una delazione dell’allora Superiore Provinciale.

Tali accuse, più volte dimostrate come inconsistenti, sono tornate a galla quest’anno al momento dell’elezione di Bergoglio al Papato: è stato anche detto che a fomentarle siano stati ambienti vicini alla Presidente Cristina Kirchner, come ritorsione contro le forti critiche lanciate anche in tempi recenti dal Cardinale di Buenos Aires.

Nei mesi scorsi, comunque, Padre Jalics ha scagionato completamente Bergoglio: sul sito Jesuiten.org l’anziano Religioso, che oggi vive in Germania, ha affermato il 21 marzo – dopo un precedente comunicato in cui invece dava un sostanziale “no comment” – di aver a lungo creduto di essere stato vittima di una delazione ma che verso la fine degli anni ‘90 si sia convinto che non ci sia stata alcuna “spiata”, tantomeno dell’attuale Pontefice.

Ha attribuito invece il sequestro alla sua nascita in Ungheria, che avrebbe indotto i militari a considerarlo una possibile spia del blocco sovietico.

A mezzogiorno di sabato 5 ottobre, nel fluire dei ricordi comuni, l’incontro tra i due è stato un momento per una definitiva chiarezza.

Proprio nei giorni scorsi, tra l’altro, un libro-inchiesta pubblicato dal giornalista Nello Scavo, “La lista di Bergoglio”, ha portato alla luce l’assidua opera fatta da Bergoglio, anche a rischio della propria vita, per portare in salvo decine di perseguitati politici negli anni della Dittatura.

Tra varie testimonianza, di parla anche del caso dei due Gesuiti e di come Bergoglio si adoperò personalmente per chiederne la liberazione.

“Ho preso molte iniziative per arrivare alla liberazione di vostro fratello, finora non abbiamo avuto successo, ma non ho perso la speranza che verrà presto rilasciato. Ho deciso che la questione è mio compito”, si legge nella lettera che Bergoglio scrisse il 15 ottobre 1976 ai familiari di Jalics, pubblicata nel volume.

E ancora: “Le difficoltà che suo fratello e io abbiamo avuto tra di noi sulla vita Religiosa non hanno nulla a che fare con la situazione attuale”.

Jalics “è per me un fratello”.

Ricostruito inoltre l’incontro di Bergoglio con l’Ammiraglio Emilio Eduardo Massera, lo spietato Capo della Repressione, in cui il Provinciale dei Gesuiti chiese il rilascio immediato dei due Confratelli.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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