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Papa: ho tanti difetti

Edizione del: 1 giugno 2013

Papa Bergoglio all’ultima Udienza Generale ha cominciato un nuovo ciclo di catechesi, e ha messo a tema la Chiesa, come la vede lui e come la proclama il Concilio.

Qualcuno dice “io credo in Dio ma non nei preti, si dice così? Ma è proprio la Chiesa che ci porta a Cristo, è la grande famiglia della Chiesa, che ha anche aspetti umani, nei Pastori e nei fedeli, ci sono difetti, imperfezioni, peccati”.

“Anche il Papa ha difetti, ne ha tanti”, ma “Dio che sempre perdona” ci riceve nel suo amore.

Mercoledì l’Udienza si è armonizzata con quanto ha detto poche ore prima alla Messa a Santa Marta: non vuole una “Chiesa trionfalista e dei successi”, ma una Chiesa che pensi “più ai Martiri che ai trionfi”.

Non sappiamo se il Papa sia stato consapevole di quanto l’affetto delle persone per lui nasca dal suo affidarsi a loro, confessando difetti e chiedendo sostegno nella preghiera, nel suo farsi Pastore prima che Maestro.

Certo, – a vedere i circa 100 mila in Piazza festeggiarlo con grandissimo entusiasmo, fare a gara per avvicinarlo e scambiare qualche battuta con lui, rubargli lo zucchetto e porgergli i bambini, applaudirlo mentre si terge con lo scottex il viso bagnato di pioggia – sembrerebbe che la Chiesa con Francesco si faccia più facilmente che in passato perdonare difetti e imperfezioni.

E’ la Chiesa della misericordia di Dio, per cui il peccato, che è una “offesa a Dio”, può anche essere una “opportunità”, è la Chiesa cui unica ragione di esistere è portare all’amore di Dio.

Il Papa latinoamericano, il primo Pontefice a non aver partecipato al Concilio Vaticano II, ha citato Benedetto XVI, che ci ha ricordato “che la Chiesa non è un’Organizzazione nata da un accordo di alcune persone, ma – è opera di Dio, nasce proprio da questo disegno di amore che si realizza progressivamente nella storia”.

Ha citato la parabola del Figliol Prodigo, che si aspettava di essere trattato da servo e si sente accolto da figlio, ricorda che Chiesa in greco vuol dire “convocazione” e questo vuol spingerci a uscire da noi stessi e andare verso gli altri.

Discorso breve, l’Udienza Generale si fa Chiesa anche prima e dopo che il Papa parli o saluti i vari gruppi linguistici, accentuando questo o quell’aspetto, come il valore della paternità quando si è rivolto ai polacchi, invitandoli a non aver paura di diventare genitori.

Prima di lasciare la Piazza il Papa ha salutato anche un gruppo di sposi novelli, tra cui due spose con il pancione e, su richiesta di una delle mamme, segna la croce sul grembo, accarezzandolo.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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