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Papa Francesco secondo Tornielli

Edizione del: 5 dicembre 2013

“Faccio il vaticanista da più di vent’anni (prima scriveva per Il Giornale, oggi per La Stampa ndr)  ma non ho mai lavorato come in questo periodo: con Papa Francesco non ci manca davvero da scrivere!”

Con queste parole il giornalista Vaticanista Andrea Tornielli, autore del libro “Francesco Insieme”,  invitato dal Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze, ha iniziato il suo incontro con il clero e i laici dell’arcidiocesi fiorentina per aiutare a comprendere meglio il messaggio e l’azione di Papa Bergoglio durante uno degli appuntamenti fissi durante ogni anno pastorale di aggiornamento per i sacerdoti fiorentini.

“Le parole e l’esempio di Francesco – afferma Tornielli –  a volte ci ‘feriscono’, ci mettono in discussione e ci spingono a ripensare molte cose del nostro essere cristiani. A me però  non piace parlarne in termini di ‘rivoluzione’, di contrapposizione. C’è una continuità nella storia della Chiesa, che è la continuità della Fede. Poi, è evidente, c’è anche una novità che è sotto gli occhi di tutti. Ma è una novità di accenti: non è in questione il Credo, o la Dottrina”.

“La Fede di Papa Francesco – per Tornielli – è la Fede ricevuta da sua nonna, una fede popolare. Non era mai successo che un Papa citasse sua nonna in una omelia, come ha fatto lui la Domenica delle Palme”.

“Una vita religiosa normale, poi la decisione di farsi prete presa durante una confessione.  Bergoglio descrive la sua esperienza religiosa come ‘lo stupore di un incontro’ con un Dio che ‘te primerea’, ti precede, ti sorprende: quando abbassi la guardia, quando sei più disarmato, lo trovi lì ad aspettarti”.

Altro aspetto interessante di Papa Francesco è per Tornielli la preghiera.

“Per il Papa un’esperienza di consegna a Dio: guardare Dio e sentirsi guardati da lui. Magari addormentandosi davanti al Tabernacolo, come lo stesso Francesco ha confessato di fare a volte. Ma restando lì, a lasciarsi guardare”.

“Anche le omelie della Messa in Santa Marta, che spesso colpiscono per il loro linguaggio colorito, non sono estemporanee. Il Papa si sveglia alle 4 di mattina e medita a lungo sulle letture del giorno prima della celebrazione”.

“Il Papa – spiega Tornielli – ci dice che la Chiesa non è una dogana, è una casa paterna dove c’è posto per tutti, ognuno con la sua vita. Ci ricorda che il sacramento non è un premio da dare a chi riteniamo meritevole, ma un sostegno per i deboli”.

“L’esempio che il Papa ci propone è quello di accogliere chi chiede il sacramento con un semplice e breve percorso di catechesi, come lui ha spesso fatto quando era nella sua diocesi – e qui racconta l’episodio della donna con 7 figli mai battezzati perche povera senza soldi per fare la festa con i padrini –  ma anche con la promessa reciproca di proseguire, dopo il sacramento, il cammino insieme, stando accanto a queste persone, interessandosi a loro, anche con una telefonata, con una visita ogni tanto”.

“Papa Francesco – sottolinea Tornielli – riceve 4mila lettere al giorno, ha contatti con migliaia di persone. Ogni mercoledì la sua udienza si allunga, non perché si allunga la catechesi ma perché si allunga il tempo che lui dedica al saluto, all’abbraccio con le persone. E non è una catechesi anche quella? Certo, c’è un effetto mediatico, un effetto simpatia: ma se la Chiesa rimane simpatica non è mica un male”.

“Nel presentarsi come Vescovo di Roma, nell’interpretare il ministero come servizio e non come potere, nel dire che anche il papato ha bisogno di conversione non c’è niente di dottrinalmente rivoluzionario. Quello che cambia è il mettere l’accento su alcuni aspetti che possono aprire, ad esempio, strade importanti nel dialogo ecumenico. L’obiettivo non è mettere in discussione il  primato del Papa ma trovare una nuova forma di esercizio di questo primato. Se Benedetto XVI era il Papa teologo, Francesco è il Pastore: un pastore che mostra, con le parole e con l’esempio, cosa significa camminare in mezzo al gregge”.

“Quello che il Papa chiede alla Chiesa – ha concluso Tornielli dopo due ore d’incontro interessante e scorrevole – sono pastori che abbiano lo stesso odore delle loro pecore, capaci di guidare il gregge ma anche di aspettare l’ultima pecora”.

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Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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