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Papa festeggia con pallone 5 mesi in Vaticano

Edizione del: 14 agosto 2013

Il Papa ha deciso ieri di festeggiare i suoi primi 5 mesi in Vaticano con il pallone,  ricevendo in udienza solenne, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, dove è solito ricevere e parlare a tutti i Cardinali riuniti assieme, le nazionali di calcio dell’Argentina, sua Nazione d’origine, e dell’Italia, sua Nazione di adozione da quando è diventato, il 13 marzo scorso, Vescovo di Roma, Successore dell’Apostolo Pietro.

“Sarà un po’ difficile per me fare il tifo, ma per fortuna è un’amichevole… e che sia veramente così, mi raccomando!”, ha detto Papa Francesco, suscitando l’applauso dei presenti.

 Papa Francesco dunque rinuncia a fare preferenze tra Italia e Argentina in vista dell’amichevole in suo onore che si disputerà questa sera all’Olimpico, tuttavia  affida ai calciatori delle due Nazionali il suo mandato a essere “uomini prima che campioni”, a mantenere uno spirito da “dilettanti” che allontani la “violenza” e la “discriminazione” dagli stadi, a dare alle giovani generazioni un esempio di “lealtà, rispetto e altruismo”.

E li invita anche a pregare per la sua “partita” – iniziata esattamente 5 mesi fa –  perché sia “onesta e coraggiosa”.

Il calcio, ha detto Bergoglio, “è un dono di Dio, approfittatene per fare il bene”.

Tra i doni che gli vengono consegnati la tessera di socio del San Lorenzo, la squadra di cui è un fedelissimo e di cui continua a pagare regolarmente l’abbonamento.

Messi, Buffon, Balotelli, Pirlo, Lavezzi, hanno ascoltato in religioso silenzio le sue parole, soprattutto quando il Papa ha parlato della loro “responsabilità sociale”.

Per Bergoglio, la “dimensione professionale dello sport non deve mai lasciare da parte la vocazione iniziale di uno sportivo o di una squadra: essere ‘amateur’, ‘dilettante’. Uno sportivo, pur essendo professionista – ha sottolineato il Pontefice  -, quando coltiva questa dimensione di ‘dilettante’, fa bene alla società, costruisce il bene comune a partire dai valori della gratuità, del cameratismo, della bellezza. È qui che prima di essere campioni, siete uomini, quindi portatori di umanità, sia nello sport sia nella vita”.

Il Papa ha incoraggiato anche i dirigenti affinché, “anche se lo sport è diventato un grande business, esso non perda il carattere sportivo”.

Ed è proprio coltivando l’atteggiamento di “dilettanti” che si “elimina definitivamente il pericolo della discriminazione, sparisce la violenza e tornano a vedersi le famiglie sugli spalti”.

Parlando in spagnolo Bergoglio ha ricordato di quando da bambino andava allo stadio, al “Gasometro”, e il gol di Pontoni che diede lo scudetto al San Lorenzo nel 1946, di cui ha ricevuto in regalo la foto.

“Vi chiedo di vivere lo sport come dono di Dio. Siete un modello, nel bene e nel male: un fatto di cui essere coscienti, per essere “artefici dell’intesa e della pace sociale, di cui tanto abbiamo bisogno”.

Al termine ha salutato uno per uno tutti i calciatori: gli italiani gli si sono avvicinati  ordinatamente, gli argentini invece si sono accalcati intorno facendo capannello: “In Vaticano mi dicono che sono indisciplinato, ma adesso capite da che popolo vengo”, ha scherzato Bergoglio con la sua consueta spontaneità e la capacità innata di mettere tutti a proprio agio.

Innumerevoli i regali: magliette, anche di squadre amatoriali, scarpini, palloni. Un ulivo dell’amicizia, come quello che Bergoglio piantò in Plaza de Mayo, verrà piantato simbolicamente domani sera all’Olimpico e poi andrà ai giardini vaticani.

 Balotelli è riuscito anche a strappare al Papa un momento a tu per tu: all’uscita dalla Sala Clementina lo ha seguito, rimanendo con lui per alcuni minuti di colloquio, non volendo poi rivelarne il contenuto ma mostrandosi estremamente commosso.

“Cristo illumini il suo cammino a favore dei bambini, dei più vulnerabili e di quanti soffrono”, è invece il messaggio consegnato dal Papa al suo connazionale Lionel Messi, che però davanti al Papa resta senza parole: “Non sono riuscito a dirgli nulla, c’erano troppe persone, ma una persona così farà bene al mondo”.

“Con un Papa così è più facile diventare migliori”, ha commentato Capitan Buffon.

“Lui ci indica la strada, ci scalda il cuore, ci scuote l’anima. Un’idea che oggi condividono, nel mondo, in molti”, ha invece detto il Ct Prandelli, promotore dell’amichevole in onore del Papa.

 “C’era un clima speciale, mi sentivo nel luogo giusto, al fianco delle persone giuste”.

Una partita all’insegna del fair play e dell’amicizia, in risposta al “solito calcio”, così Cesare Prandelli inquadra l’amichevole, “ma non so se il calcio può cambiare. Da subito abbiamo percepito una grande umanità. Siamo in tempi di crisi, ma non so se il calcio può cambiare: sono i comportamenti delle persone che possono condizionare i cambiamenti. La Nazionale deve avere sempre un certo tipo di comportamento. E dato che l’estate è iniziata con polemiche, con violenza, con il ‘solito calcio’, noi vorremmo proporre una partita divertente, piacevole, agonisticamente forte ma con grande rispetto e con grande fair play in campo e sugli spalti”.


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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