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Papa: basta tratta novizie

Edizione del: 4 gennaio 2014

Papa Francesco ha esortato gli ordini religiosi a dire basta con “la tratta della novizie”.

Lo rivela Civiltà Cattolica che ieri ha messo online il testo di una conversazione tra il Pontefice e l’Unione Superiori Generali.

“Bisogna formare il cuore. Altrimenti formiamo piccoli mostri. E poi questi piccoli mostri formano il popolo di Dio. Questo mi fa venire davvero la pelle d’oca”, ha detto Papa Francesco nel lungo dialogo sulle sfide che la vita religiosa, e l’intera Chiesa, si trovano ad affrontare.

 Tra i tanti temi trattati: la complessità della vita, fatta di grazia e di peccato; l’essere profeti nel nostro mondo, la fraternità, la denuncia della “tratta delle novizie” e di atteggiamenti quali ipocrisia e fondamentalismo, l’elogio della grande decisione di Benedetto XVI nell’affrontare i casi di abuso, l’importanza dei carismi, le sfide più urgenti, il rapporto tra i religiosi e i vescovi, la necessità della tenerezza, di sapere “accarezzare i conflitti”, e di una scossa capace di svegliare il nostro mondo intorpidito.

 Padre Antonio Spadaro, direttore della rivista della Compagnia di Gesù, seduto tra i 120 superiori generali ricevuti dal Papa il 29 novembre scorso, in 15 pagine ha “registrato” il colloquio libero e spontaneo, facendo una cronaca commentata dell’incontro, anche alla luce del recente magistero di Papa Bergoglio.

“Non sto parlando di persone che si riconoscono peccatori: tutti siamo peccatori, ma non tutti siamo corrotti. Si accettino i peccatori, ma non i corrotti”, ha detto invece riferendosi alla formazione dei giovani.

Nei seminari, rileva il Pontefice, “dobbiamo formare il cuore. Altrimenti formiamo dei piccoli mostri. E poi questi piccoli mostri formano il popolo di Dio. Questo mi fa venire davvero la pelle d’oca”.

Secondo il Papa “bisogna sconfiggere questa tendenza al clericalismo anche nelle case di formazione e nei seminari – racconta Francesco -. lo riassumo in un consiglio che una volta ho ricevuto da giovane: ‘Se vuoi andare avanti, pensa chiaramente e parla oscuramente’. Era un chiaro invito all’ipocrisia. Bisogna evitarla a ogni costo”. Papa Francesco, parlando della formazione, è entrato poi nei particolari: “Se il seminario è troppo grande, bisogna dividerlo in comunità con formatori capaci di seguire davvero le persone. Il dialogo deve essere serio, senza paura, sincero. E bisogna considerare che il linguaggio dei giovani in formazione oggi è diverso da quello di chi li ha preceduti: viviamo un cambiamento d’epoca. La formazione è un’opera artigianale, non poliziesca. Dobbiamo formare il cuore. Altrimenti formiamo piccoli mostri. E poi questi piccoli mostri formano il popolo di Dio”.

Papa Francesco in merito alle vocazioni in crescita nelle Chiese giovani e al rischio di “reclutamento vocazionale”, ha voluto ribadire la denuncia sulla tratta delle novizie.

“Bisogna tenere gli occhi aperti su queste situazioni”, ha detto Papa Francesco.

Papa Francesco ha poi elogiato la grande decisione di Benedetto XVI nell’affrontare i casi di abuso “ci deve servire da esempio per avere il coraggio di assumere la formazione personale come sfida seria avendo in mente sempre il popolo di Dio”.

Per gli istituti religiosi, aggiunge, “il carisma non è una bottiglia di acqua distillata, bisogna viverlo con energia rileggendolo anche culturalmente. Ma così c’è il rischio di sbagliare, direte, di commettere errori. E’ rischioso. Certo, certo: faremo sempre degli errori, non ci sono dubbi. Ma questo non deve frenarci”.

“Il fantasma da combattere è l’immagine della vita religiosa come rifugio e consolazione davanti a un mondo esterno difficile e complesso”.

“Non si risolvono i problemi semplicemente proibendo di fare questo o quello. Serve tanto dialogo, tanto confronto. L’ipocrisia, frutto del clericalismo, è uno dei mali più terribili. La formazione deve essere orientata non solamente alla crescita personale, ma alla sua prospettiva finale: il popolo di Dio, coloro ai quali saranno inviati. Pensiamo a quei religiosi che hanno il cuore acido come l’aceto non sono fatti per il popolo. Insomma: non dobbiamo formare amministratori, gestori, ma padri, fratelli, compagni di cammino”.

“La Chiesa deve essere attrattiva. Svegliate il mondo! Siate testimoni di un modo diverso di fare, di agire, di vivere. E’ possibile vivere diversamente in questo mondo – ha aggiunto Papa Bergoglio – stiamo parlando di uno sguardo escatologico, dei valori del Regno incarnati qui, su questa terra. Si tratta di lasciare tutto per seguire il Signore. No non voglio dire ‘radicale’. La radicalità evangelica non è solamente dei religiosi: è richiesta a tutti. Ma i religiosi seguono il Signore in maniera speciale, in modo profetico. Io mi attendo da voi questa testimonianza”.

Una delle domande più pressanti, fatte dai superiori, è stata sulla vita fraterna dei religiosi e sul rischio di individualismo che si annida nelle comunità. “A volte è difficile vivere la fraternità, ma se non la si vive non si è fecondi”.

Anche il lavoro ”apostolico” per il Papa può diventare una fuga dalla vita fraterna, e “se una persona non riesce a vivere la fraternità, non può vivere la vita religiosa. Il conflitto è inevitabile, ma va assunto: non deve essere ignorato. Se coperto, esso crea una pressione e poi esplode”.

Papa Bergoglio, da religioso, conosce molto bene i limiti che attraversano la vita della comunità: “A volte siamo molto crudeli. Viviamo la tentazione comune di criticare per soddisfazione personale o per provocare un vantaggio personale. A volte le crisi della fraternità sono dovute a fragilità della personalità, e in questo caso è necessario richiedere l’aiuto di un professionista, di uno psicologo. Non bisogna avere paura di questo, non si deve temere di cadere necessariamente nello psicologismo. Ma mai, mai dobbiamo agire come gestori davanti al conflitto di un fratello. Dobbiamo coinvolgere il cuore”.

Il Papa chiede di saper ”accarezzare i conflitti”, vivendo come San Giuseppe una “tenerezza eucaristica”. Infine Papa Francesco spiega cose intende per “frontiere” dell’evangelizzazione: restano quelle geografiche, ma ci sono anche “quelle simboliche sulla base dei carismi”. Come priorità indica le realtà di esclusione, ”dove vanno inviate le persone migliori, le più dotate”; la frontiera “culturale e quella educativa nella scuola e nell’università”, ribadendo che il compito educativo è una missione “chiave, chiave, chiave!”, che richiede di annunciare Cristo anche affrontando situazioni familiari inedite o complesse.


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