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Papa ai suoi sacerdoti: contatto con il popolo

Edizione del: 17 settembre 2013

Nella giornata di ieri, lunedì 16 settembre, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Papa Francesco ha incontrato il Clero della diocesi di Roma.

In un clima di grande cordialità e fiducia, il Santo Padre ha invitato i sacerdoti a sentirsi liberi di chiedere qualunque cosa e, rispondendo alle domande, ha affermato di sentirsi soprattutto un sacerdote ed ora che è Papa avrebbe paura di sentirsi diverso.

“Avrei paura di sentirmi un po’ più importante, no?, quello sì: ho paura di quello, perché il diavolo è furbo, eh? – ha detto – e ti fa sentire che adesso tu hai potere, che tu puoi fare quello, che tu puoi fare quell’altro. Ma grazie a Dio, quello non l’ho perso, ancora, no? E se voi vedete che una volta l’ho perso, per favore, ditemelo e se non potete dirlo privatamente, ditelo pubblicamente, ma ditelo: ‘Guarda convertiti!’, perché è chiaro, no?”.

Papa Francesco si è anche soffermato sulla fatica dell’essere sacerdoti perché il lavoro del sacerdote è duro.

C’è una “fatica del lavoro” e quella “la conosciamo tutti. Arriviamo alla sera, stanchi di lavorare e passiamo davanti al Tabernacolo per salutare il Signore. Sempre bisogna passare dal Tabernacolo. Quando un prete è in contatto con il suo popolo, si fatica. Quando un prete non è in contatto con il suo popolo, si fatica, ma male e per addormentarsi deve prendere una pastiglia, no? Invece, quello che è in contatto con il popolo, che davvero il popolo ha tante esigenze – ma sono le esigenze di Dio, no?, quello fatica sul serio, eh?, e non sono necessarie le pastiglie”.

C’è però una “fatica del cuore” che si vede “prima del tramonto della vita” dove “c’è la luce buia e il buio un po’ luminoso”.

“È una fatica che viene nel momento in cui dovrebbe esserci il trionfo” e invece “viene questa fatica”.

“Il prete si interroga sulla sua esistenza, guarda indietro” al cammino fatto e pensa alle rinunce, ai figli che non ha avuto e si chiede se ha sbagliato, se la sua vita “è fallita”.

Il Papa ha così citato la fatica di tante figure nella Bibbia, da Elia a Mosè, da Geremia fino a Giovanni Battista che nel “buio del carcere” vive “il buio della sua anima” e manda i suoi discepoli a chiedere a Gesù se è davvero Colui che stanno aspettando.

Cosa può fare dunque un sacerdote che viva l’esperienza del Battista: pregare, “fino ad addormentarsi davanti al Tabernacolo, ma stare lì” e poi “cercare la vicinanza con gli altri preti” e soprattutto con i Vescovi.

Nel rispondere ad una domanda sul Servizio Pastorale, Papa Francesco ha ribadito che non bisogna “confondere la creatività con fare qualcosa di nuovo”.

La creatività, ha detto, è “cercare la strada perché il Vangelo sia annunciato” e questo “non è facile”.

“Non è soltanto cambiare le cose”.

È un’altra cosa “viene dallo Spirito e si fa con la preghiera e si fa parlando con i fedeli, con la gente”.

Il Papa ha ricordato un’esperienza vissuta quando era Arcivescovo di Buenos Aires.

Con un sacerdote si cercava di capire come poter rendere la sua chiesa più accogliente.

“Ah, se passa tanta gente, forse sarebbe bello che la chiesa fosse aperta tutta la giornata … Bella idea! Anche sarebbe bello che ci fosse sempre un confessore a disposizione, lì… Bella idea! E così è andato”.

Questa, ha detto, è una coraggiosa creatività.

E allora bisogna “cercare strade nuove”.

La Chiesa, “anche il Codice di Diritto Canonico ci dà tante, tante possibilità, tanta libertà per cercare queste cose”.

Bisogna “cercare i momenti di accoglienza, quando i fedeli devono andare in parrocchia per una cosa o un’altra”.

Il Papa ha criticato severamente chi, in una parrocchia, è più preoccupato a chiedere soldi per un certificato che del Sacramento e così “allontana la gente”.

Serve, invece, l’ “accoglienza cordiale”: “che quello che viene in chiesa si senta a casa sua. Si senta bene. Che non senta che è sfruttato… Se la gente vede che c’è un interesse economico allora si allontana”.

Papa Francesco ha proposto ai sacerdote la figura del prete “misericordioso”.

Un prete innamorato deve sempre fare memoria del primo amore, di Gesù.

Per me – ha detto il Santo Padre – questo “è il punto-chiave di un prete innamorato: che abbia la capacità di tornare con la memoria al primo amore… Una Chiesa che perde la memoria, è una Chiesa elettronica: non ha vita”.

Il Papa ha quindi affermato che bisogna guardarsi dai preti rigoristi e lassisti.

“Il prete misericordioso è quello che dice la verità, ma aggiunge: Non spaventarti, il Dio buono ci aspetta. Andiamo insieme”.

Questo, ha soggiunto il Papa, “dobbiamo averlo sempre sotto gli occhi: accompagnare, Essere compagni di strada”.

La conversione “sempre si fa così in strada, non in laboratorio”.

Il Santo Padre ha anche fatto riferimento agli scandali che hanno colpito la Chiesa affermando che si devono affrontare i gravissimi problemi con lucidità ma senza pessimismi perché “La Santità è più grande degli scandali”.

“La Chiesa non crolla – ha detto il Papa – Mai la Chiesa è stata tanto bene come oggi, è un momento bello della Chiesa, basta leggerne la storia. Ci sono Santi riconosciuti anche dai non Cattolici – pensiamo alla Beata Teresa – ma c’è una Santità quotidiana di tanti uomini e donne, e questo dà speranza. La Santità è più grande degli scandali”.

Non è mancato nell’incontro il tema delle periferie esistenziali, riferito questa volta alla situazione dei Cattolici divorziati risposati.

“Un problema – ha ricordato Papa Francesco – non si può ridurre soltanto” se si possa “fare la comunione o no, perché chi pone il problema soltanto in questi termini non capisce qual è il vero problema”.

È un “problema grave di responsabilità della Chiesa nei riguardi delle famiglie che vivono in questa situazione… La Chiesa in questo momento deve fare qualcosa per risolvere i problemi delle nullità” matrimoniali.

Il Papa ha ricordato che parlerà di questo argomento con il gruppo degli 8 Cardinali che si riuniscono i primi giorni di ottobre in Vaticano.

Anche nel prossimo Sinodo dei Vescovi si parlerà sul “rapporto antropologico” del Vangelo con la persona e la famiglia, in modo che “sinodalmente si studi questo problema”.

“Questa – ha sottolineato il Papa – è una vera periferia esistenziale”.

Infine, in un clima di grande cordialità, il Papa ha ricordato che il prossimo 21 settembre ricorre il 60mo anniversario della sua vocazione al sacerdozio.


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