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Pacelli si adoperò per sorella Togliatti

Edizione del: 19 giugno 2013

Su richiesta di Palmiro Togliatti, Pio XII si interessò alla sorte della sorella del Segretario del Pci entrata nel mirino dei fascisti, lo rivela l’Osservatore Romano, il quotidiano del Vaticano.

“Maria Cristina Togliatti, 1892-1979, per quanto profondamente legata al fratello, non ne aveva condiviso il percorso intellettuale. Professoressa di Lettere, non si era mai interessata alla politica attiva, e nessun fascicolo a suo carico pare risulti tra gli innumerevoli prodotti dalla polizia politica del Regime fascista. Né mai, nei successivi anni della Repubblica, si iscrisse al Pci”.

“Ciò nonostante – prosegue il gionale vaticano -, il suo cognome era sufficiente per far temere il peggio. Nell’archivio della sua Segreteria Personale Mussolini conservava un fascicolo minuziosamente aggiornato sul conto del ‘Compagno Ercoli’, pseudonimo di Togliatti, e della sue attività, e Togliatti temeva che con quell’arresto la sorte dell’innocente sorella potesse essere segnata”.

Angosciato, il Leader Comunista “era cosciente che solo la Santa Sede avrebbe potuto rappresentare un’ancora di salvezza, ma il silenzio che aveva accolto la sua precedente richiesta di udienza lasciava intendere che la mediazione ufficiosa di Eugenio Reale non poteva essergli più utile. Scelse quindi il canale istituzionale, appellandosi al Ministro degli Esteri, Alcide De Gasperi, che il 27 febbraio chiese a Babuscio Rizzo di interessare la Santa Sede al caso”.

Il Rappresentante italiano “trasmise l’istanza a Monsignor Montini il quale, vista la delicatezza dell’affare, decise di trattarlo insieme a Monsignor Tardini, che seguiva le Relazioni Internazionali della Santa Sede”.

Il 5 marzo “l’appello di Togliatti venne sottoposto in Udienza all’attenzione di Pio XII. Il Papa, che già in precedenza aveva ‘teso la mano’ al Socialista Pietro Nenni, offrendogli asilo al Laterano, non ebbe remore ad accogliere quella richiesta, e ordinò che venisse tempestivamente telegrafato alla Nunziatura in Svizzera, l’unico canale rimasto alla Santa Sede per le comunicazioni con i territori della Rsi, affinché il Nunzio, Monsignor Filippo Bernardini, si interessasse alla sorte della Professoressa Togliatti”.

Poco tempo dopo, l’8 marzo, “Monsignor Montini rassicurava l’Ambasciata d’Italia che la Segreteria di Stato aveva intrapreso tutti i passi necessari nel senso desiderato”.

“A sua volta Bernardini si sarebbe rivolto al Cardinale Maurilio Fossati, Arcivescovo di Torino, Prelato che in un rapporto coevo di Ferdinando Mezzasoma, Ministro della Cultura Popolare della Rsi, veniva descritto come ‘elemento cortese, ma freddo e abile nel mascherare i propri sentimenti non collaborazionisti’ e ‘accusato di intesa o addirittura di partecipazione al Comitato di Liberazione’. Il Cardinale si interessò al caso, ma solo in aprile poté comunicare al Nunzio che la voce dell’arresto fortunatamente risultava infondata”.

Il 15 di quel mese “la preziosa informazione fu trasmessa in Vaticano, e il 17 seguente Montini – con lettera della Segreteria di Stato n. 90992/S – poteva finalmente rassicurare Babuscio Rizzo che ‘la Professoressa Togliatti si trova a piede libero’, notizia che il 19 successivo sollevò l’animo del Segretario Comunista, che solo a maggio inoltrato avrebbe potuto ottenere nuovi ragguagli sulla sorte dei suoi familiari rimasti a Torino”.

Così il 24 aprile, vigilia storica, “il Governo, tra i cui Membri vi era Togliatti, ringraziava formalmente la Santa Sede per i suoi sforzi, con un atto che sarebbe stato formalizzato il 27 successivo”.

Quanto al “Compagno Ercoli”, “si ignora se egli abbia voluto far sapere, in qualsiasi modo, la propria personale riconoscenza al Pontefice. Ma il ricordo di quella richiesta di aiuto, che il Papa accolse in un momento tanto critico, forse non rimase completamente lettera morta”.

“Quando il 25 marzo 1947, davanti all’Assemblea Costituente, Togliatti difese l’approvazione dell’articolo 7 della Costituzione italiana che riconosce la validità dei Patti Lateranensi, il suo discorso argomentava abilmente le ragioni politiche di quella scelta, ma probabilmente taceva una segreta convinzione personale: senza le garanzie di quei Patti e nel vortice di un conflitto tanto sanguinoso, la Santa Sede non avrebbe mai potuto dispiegare una così capillare opera umanitaria, quella stessa azione di cui aveva beneficiato in prima persona lo stesso Palmiro Togliatti”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.