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P. Neuhaus su richiedenti asilo

Edizione del: 19 gennaio 2014

Padre David Neuhaus, Vicario del Patriarcato Latino per i Cattolici di lingua ebraica e Responsabile per la Pastorale dei Migranti in Israele, commenta ad Aiuto alla Chiesa che Soffre la politica israeliana in materia di richiedenti asilo.

“Dovremmo trattare i rifugiati come esseri umani anziché etichettarli a priori come criminali”.

“Molti politici e media locali descrivono i rifugiati come degli infiltrati. Non si dovrebbero usare parole tanto dure per delle persone costrette a fuggire per salvare la propria vita”.

Ricordando il messaggio di Papa Francesco per la prossima Giornata Mondiale del Migrante e del rifugiato – che si celebra domenica 19 gennaio – Padre Neuhaus sottolinea come i richiedenti asilo dovrebbero esser considerati “un dono e non una minaccia”.

Purtroppo non è così in Israele, dove nel 2012 il Parlamento ha approvato un provvedimento, l’Anti-Infiltration Act, che permetteva al Governo di detenere fino a 3 anni tutti gli immigrati irregolari, inclusi i richiedenti asilo, prima di espellerli dal paese.

Lo scorso dicembre la Knesset ha ridotto il periodo di detenzione a 1 anno e contemporaneamente il primo gruppo di richiedenti asilo – circa 480 persone provenienti da diversi stati dell’Africa – è stato trasferito in una struttura nel deserto del Negev.

Di fatto una prigione da cui durante la notte non può uscire nessuno e dove i migranti sono obbligati a presentarsi ai controlli 3 volte al giorno.

Nelle ultime settimane migliaia di persone hanno protestato in piazza a Tel Aviv e di fronte al Parlamento a Gerusalemme, e non è mancata neanche la reazione dell’Alto Commissariato Onu per i Rifugiati.

Israele è tra i paesi firmatari della Convenzione di Ginevra che proibisce di applicare sanzioni contro i richiedenti asilo, sebbene immigrati illegalmente.

“Il Governo israeliano – dichiara Padre Neuhaus – avrebbe la possibilità di distinguere tra rifugiati e migranti in cerca di lavoro. Ma ciò non accade: i richiedenti asilo sono spesso trattati come tutti gli altri, senza che nessuno verifichi se hanno effettivamente diritto allo status di rifugiati”.

Peraltro, prosegue il Religioso, pochissime richieste vengono approvate e soltanto dopo lunghe attese.

Attualmente in Israele i richiedenti asilo sono circa 53mila, in maggior parte giunti da Eritrea e Sudan.

Oltre 40mila di loro sono Cristiani, perlopiù Ortodossi.

“La quasi totalità dei rifugiati avrebbe preferito chiedere asilo in Europa – spiega Padre Neuhaus – ma le frontiere dell’Unione sono chiuse ai rifugiati provenienti dall’Africa. Nel frattempo anche Israele ha costruito una barriera che in pratica impedisce ai rifugiati di entrare nel paese”.


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