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Nunzio su immigrati Catania

Edizione del: 19 agosto 2013

Il Nunzio Apostolico in Siria, l’Arcivescovo Mario Zenari, racconta di un Paese devastato dopo oltre due anni di conflitto.

Il rappresentante diplomatico del Papa in quella Nazione  racconta il suo dolore dicendo che c’è una “forte disperazione” dietro alla tragedia dell’immigrazione di Catania, dove 6 migranti hanno perso la vita mentre tentavano di raggiungere la riva a bordo di un peschereccio sul quale viaggiavano 120 siriani.

“Oltre alle vittime, il cui numero ha superato da tempo i 100mila morti indicati dalle Nazioni Unite, c’è chi ha perso la casa, chi non ha lavoro, chi vive in zone dove dilaga la criminalità e la malavita, in altre dove si tenta di imporre la Sharia. Queste persone da qualche parte devono andare”, dice Monsignor Zenari,  amareggiato.

Con alla mano i dati sui siriani di fede Cristiana, il Presule indica come “i Paesi Scandinavi” siano stati la meta prediletta anche prima del conflitto.

L’emigrazione dei Cristiani verso l’Europa è aumentata con lo scoppio della guerra nel marzo 2011, in cerca di un ambiente sicuro e affine per cultura e religione.

“Sempre per i Cristiani, in Europa ci sono comunità delle Chiese Orientali in Francia e in Belgio – spiega – l’Italia come destinazione di massa è invece un fenomeno nuovo. Bisogna vedere se, quello di Catania, è un caso isolato o se ce ne saranno altri”.

L’Arcivescovo Zenari riflette anche sull’identità di questi 120 migranti siriani che hanno tentato di raggiungere l’Italia, ricordando che “solitamente i Musulmani cercano di fuggire in un altro Paese arabo, come dimostra il milione e mezzo e più di profughi in Libano, Iraq, Turchia e Giordania. Ma abbiamo anche visto che le condizioni di vita in un campo profughi sono sempre più difficili”.

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