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No gratifica Conclave Dipendenti Vaticani

Edizione del: 21 aprile 2013

La nuova linea di sobrietà portata da Papa Francesco, in sintonia con la politica della Santa Sede di taglio delle spese per far fronte alla crisi economica, si traduce anche nel mancato versamento ai Dipendenti Vaticani della gratifica normalmente corrisposta per l’elezione del nuovo Pontefice.

Rompendo con la tradizione, Bergoglio ha infatti deciso di non attribuire ai circa 4.000 impiegati Vaticani l’indennità straordinaria che normalmente veniva versata in passato per l’inizio del nuovo Pontificato.

Ha preferito fare un’elargizione ad alcuni enti assistenziali e caritativi.

La decisione, raddoppia la perdita economica per il Personale Vaticano, che già al momento della Sede Vacante seguita alla rinuncia di Benedetto XVI non aveva usufruito, per volontà del Cardinale Camerlengo Tarcisio Bertone, della “una tantum” che viene solitamente assegnata in caso di morte del Pontefice.

Il “no” di Bergoglio, dopo un periodo di incertezza in cui le indiscrezioni si accavallavano, è arrivato proprio in questi ultimi giorni, in coincidenza con la visita fatta dal Papa venerdì scorso agli Uffici della Segreteria di Stato, in cui aveva ringraziato gli addetti per il loro “servizio impagabile”.

“Perché sono io oggi qui? – aveva detto il Papa – Per ringraziarvi, perché so che in questi giorni – domani è un mese – voi avete lavorato di più, anche tante ore di più, e quello non si paga, perché avete lavorato con il cuore e questo si paga soltanto con un ‘grazie tante’, ma di cuore”.

E quel “non si paga” è stata la conferma definitiva che il Personale Vaticano non avrebbe intascato l’una tantum.

“Data la difficile situazione economica generale – ha spiegato Padre Lombardi – non è apparso possibile né opportuno gravare i bilanci degli Enti Vaticani di una considerevole spesa straordinaria non prevista”.

Per il Vaticano il risparmio è notevole.

I bonus a cui si è rinunciato non sono infatti di poco conto.

Nel 2005, ad esempio, i Dipendenti Vaticani avevano ricevuto 1.500 euro ciascuno: una prima gratifica di mille euro per la morte di Giovanni Paolo II, e una seconda di 500 euro per l’elezione di Benedetto XVI.

C’è chi ricorda ancora, poi, i multipli bonus del 1978, quando ci furono due morti di Pontefici e due Conclavi.

Fino alla morte di Paolo VI nell’agosto 1978, inoltre, i Dipendenti ricevevano in più due stipendi pieni, uno per la morte del Papa e uno per l’elezione del Successore.

Per il Vaticano, però, ora sono tempi ben diversi, sia per la crisi finanziaria che minaccia i bilanci, e che quindi richiede risparmi e tagli di spese, sia per i proclami di Papa Francesco in favore di “una Chiesa povera e per i poveri”.

Ed è a loro che è stata destinata l’elargizione decisa da Bergoglio attingendo ai fondi disponibili per la carità del Papa, “come segno dell’attenzione della Chiesa per le molte persone in difficoltà”, ha spiegato il Direttore della Sala Stampa Vaticana.

La Santa Sede, anche in conseguenza della stretta finanziaria mondiale, è alle prese con una oculata strategia di “spending review” e di gestione parsimoniosa delle risorse, proprio per evitare che i bilanci precipitino ulteriormente verso il rosso.

Proprio pochi giorni fa, rispondendo a una domanda sull’andamento dei bilanci 2012, il Cardinale Domenico Calcagno, Presidente dell’Apsa, Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, aveva detto significativamente: “L’anno scorso abbiamo portato a casa la pelle, poteva andare molto peggio”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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