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Nel film Sacro Gra parole Papa

Edizione del: 30 settembre 2013

L’Osservatore Romano torna a parlare di “Sacro Gra”, il film di Gianfranco Rosi, vincitore del Leone d’Oro all’ultimo Festival del Cinema di Venezia.

Dopo aver promosso la pellicola con qualche riserva sullo stile, in una recensione firmata da Emilio Ranzato, ora il quotidiano della Santa Sede, a firma della Storica Lucetta Scaraffia, parla di “una singolare coincidenza fra le parole di Papa Francesco, che incita fedeli e Clero ad andare nelle ‘periferie’ della società e dell’anima, e il film che ha vinto il Festival di Venezia, ‘Sacro Gra’, dedicato al Grande Raccordo Anulare di Roma e meritoriamente prodotto dalla Rai”.

“Costata anni di lavoro – prosegue il testo – l’opera non è di denuncia sociale, ma una narrazione poetica in cui la solitudine e l’estraneazione dell’essere umano di fronte all’invasione della tecnica vengono trasmesse da immagini e rumori: di vite passate in auto, di appartamenti piccoli e miseri, di locali squallidi. Nel silenzio rotto raramente da voci umane si ascolta il rombo del nastro di asfalto che circonda la città, qualche aereo che passa a quota troppo bassa, la televisione accesa. E, ricorrente, l’urlo delle sirene. La tecnologia, rappresentata dal movimento incessante delle auto che produce intorno a sé degrado sociale e ambientale, conta i suoi caduti: scena che si ripete è l’ambulanza che arriva e carica il ferito in un incidente stradale”.

Ma, sottolinea ancora la storica, “in questo paesaggio orribile, in questo frastuono incessante, in una condizione che ricorda un girone infernale, Dio è presente. Non tanto nei luoghi deputati a custodirlo, in una chiesa brutta e moderna il prete si aggira solitario, ma nell’animo degli esseri umani che abitano questo inferno. Fra le donne riunite all’aperto che pregano quasi con violenza, ma soprattutto nei delicati rapporti che riscaldano la vita quotidiana di chi, spinto ai margini della vita sociale, in questo inferno è costretto a vivere”.

“Rapporti umani – si legge ancora sull’Osservatore Romano – illuminati da sogni impossibili, ma che riescono a stabilire vere correnti amorose. Vincono su tutti per il calore e la freschezza quelli fra padre e figlia e madre e figlio, rappresentati in piccoli episodi e in ambienti di grande e suggestivo realismo. Ma anche il botanico che si aggira in una natura degradata e sporca per salvare le palme malate, ascoltando con timore e insieme muta ammirazione il rumore ingigantito degli insetti che le divorano, è un esempio di rapporto amoroso con l’ambiente”.

“L’amore trasmesso – sottolinea il testo – attraverso una parola o uno sguardo è così, in questo luogo terribile, la forza che permette di affrontare la morte, lasciata in mano alle ruspe e a operai indifferenti, affrontata come un fatto tecnico, una appendice del Gra”.


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