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Na: chiesa inagibile, parroco la riapre

Edizione del: 11 aprile 2013

Ci ha riflettuto un pò, e si è anche informato sui rischi cui andava incontro, ma alla fine don Franco Rapullino, parroco napoletano di Santa Maria della Neve, ha ascoltato più le ragioni dei fedeli che chiedevano la riapertura della loro chiesa dichiarata inagibile dal Comune, che quelle del suo Avvocato che lo implorava di non farlo.

E così domenica scorsa il prete diventato famoso a Napoli per il suo fuijtevenne, fuggite, con cui negli anni ‘90 invitò i giovani a scappare dalla camorra, ha accolto “come nelle catacombe” una cinquantina di fedeli nella chiesetta del ‘500 il cui ingresso principale da alcuni giorni è sbarrato con i sigilli ma che resta accessibile da una porticina laterale.

“E’ una Messa a porte chiuse, ma ci sono anche le porte aperte che sono quelle della nostra fede in Dio, e voi da quelle siete entrati”, ha detto ai fedeli per la circostanza allertati dal passaparola e non dalle campane, anch’esse sotto sequestro.

“In un momento in cui tutto crolla – ha spiegato don Franco dall’altare – ciò che non crolla è la nostra fede in Dio. Il quartiere è smarrito e il dovere di un Buon Pastore è rasserenare il suo gregge che sente il bisogno di tornare alla normalità”.

Un atto di coraggio, o di imprudenza a seconda dei punti di vista, certamente non di protesta come ha precisato lo stesso sacerdote.

“Nessuna polemica – ha aggiunto – l’ho fatto per tutti quei fedeli, anziani o disabili, che non venivano più in parrocchia perché a San Giuseppe, la Chiesa Madre dove nel frattempo sono state trasferite le funzioni, ci sono troppe scale e mi dicevano che non ce la facevano a farle”.

La chiusura di Sant’Anna, come è più nota tra i fedeli, è una delle ferite di una zona, la Riviera di Chiaia, che non è più la stessa da quando un mese fa è crollata parte di Palazzo Guevara, distante solo un centinaio di metri dalla chiesa.

Il Provvedimento di chiusura, con divieto dell’esercizio del culto, risale al 15 marzo dopo che la caduta di un pezzo di cornicione aveva portato alla luce una lesione nella facciata e rigonfiamenti nel muro perimetrale tali da far temere ulteriori cedimenti.

Da allora don Franco ha avviato gli interventi di messa in sicurezza ma, nonostante le rassicurazioni ricevute sulla statica, è ancora in attesa del via libera per riaprire.

Di qui la decisione di accorciare i tempi.

“Il mio Avvocato non voleva, ma ho osato. In attesa che tutto si riveli una bolla di sapone, ho pensato di dare un segnale di normalità al quartiere”.

Resta da vedere come la prenderanno le Autorità terrene, ma per quello don Franco oltre ad affidarsi al buon Dio ha già stretto un patto con i suoi fedeli.

“Se va male – ha ironizzato con loro – portatemi le arance”.

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