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Mons. Scarano non parlò con Bertone

Edizione del: 30 luglio 2013

Trovano subito smentita vaticana le accuse di Monsignor Nunzio Scarano, da lui fatte arrivare dal carcere sul tavolo di Papa Francesco, sulle presunte “coperture” di Cardinali agli illeciti finanziari che si compivano in Vaticano.

“In nessun momento Mons. Nunzio Scarano ha parlato con il Cardinale Tarcisio Bertone per riferirgli di presunti illeciti all’Apsa”, è stata fatto sapere venerdì sera dalla Segreteria di Stato Vaticana, smentendo così le affermazioni di Scarano, riportate da organi di stampa, su un colloquio nel 2010 col Cardinale Segretario di Stato.

In un “memoriale” riservato di quattro cartelle inviato il 16 luglio a Papa Francesco dalla Casa Circondariale di Regina Coeli, dove si trova dal 28 giugno scorso nell’ambito dell’inchiesta sul fallito tentativo di rimpatrio di 20 milioni di euro dalla Svizzera, Scarano – ex Capo contabile dell’Apsa, Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, – accuserebbe il Cardinale Bertone di aver saputo di illeciti nella stessa Apsa fin dal 2010, perché da lui informato in un colloquio di un’ora e mezza, e di non aver fatto nulla.

La Segreteria di Stato Vaticana, però, in forma ufficiosa ma nella maniera più netta, smentisce tale affermazione, sottolineando che “in nessun momento Mons. Scarano ha parlato con il Cardinale Bertone di presunte irregolarità”.

Sarebbero due le lettere inviate da Mons. Scarano dalla sua cella di Regina Coeli a Papa Francesco, datate rispettivamente 16 e 20 luglio, per professare la sua innocenza affermando di non aver “mai riciclato denaro sporco, mai rubato”, e solo di aver “cercato di aiutare chi chiedeva aiuto”, senza risparmiare però violente accuse ad un “sistema” fatto di “abusi ben coperti e protetti da alcuni Signori Cardinali”.

E’ nella prima lettera, “riservata personale”, che Scarano parlerebbe del suo asserito colloquio con Bertone sugli illeciti all’Apsa, accusandolo di non aver preso “nessun provvedimento”.

Ma dalla Terza Loggia si fa sapere che ciò non è mai accaduto.

Scarano, nella seconda lettera al Papa auspica anche di potergli “consegnare segretamente il mio plico di documenti che rafforzano fortemente il Suo grande e coraggioso operato per riordinare finalmente la triste realtà amministrativa, economica e finanziaria della Santa Sede e tutti gli abusi annessi e connessi”.

Sui propositi di riforma degli Organismi di Governo e Finanziari della Santa Sede, accelerati anche proprio da vicende come quella di Mons. Scarano, c’è stato un intervento del Cardinale honduregno Oscar Rodriguez Maradiaga, Coordinatore del gruppo di otto Cardinali incaricati da Bergoglio di studiare un progetto di revisione della Curia Romana.

“Non abbiamo dubbi che uno Stato abbia diritto di avere una banca come tutti gli Stati, però si pensa che quella figura lì, lo Ior, che è un po’ stramba deve cambiare. Magari si troverà la risposta in una banca etica, che sia trasparente e con tutti i criteri di una banca, e non una fondazione che potrebbe aver – e di fatto ha avuto – delle ambiguità”, ha detto Maradiaga.

“Penso inoltre che uno dei punti che sta emergendo – ma il Santo Padre ha fatto due Commissioni per questo – riguarda i tanti Enti dell’Amministrazione della Chiesa: Governatorato, Apsa, Ior e Propaganda Fide: tutti da sistemare e, magari, ridurre”, ha aggiunto.

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