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Mons. Scarano: no contento Apsa

Edizione del: 23 luglio 2013

Pubblichiamo un passo dell’interrogatorio reso in carcere ai Pm della Procura di Roma l’8 luglio scorso da Monsignor Nunzio Scarano, già Capo Contabile all’Apsa, arrestato il 28 giugno scorso con l’accusa di aver tentato di trasferire in Italia 20 milioni di euro in contanti depositati presso un Istituto di credito elvetico.

“Ero arrivato all’Apsa 22 anni fa. Già nel 1987 avevo rifiutato di andare a lavorare allo Ior e questo non era stato apprezzato. Di recente ho chiesto udienza al Santo Padre perché non ero soddisfatto di come andavano le cose all’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica”.

Parlando dell’ex Direttore Generale dello Ior Paolo Cipriani e del suo vice Massimo Tulli, sui quali pende il rischio di processo per violazione della normativa antiriciclaggio, Scarano spiega ai Magistrati di conoscere entrambi “soprattutto il secondo, che era più al mio livello. Quanto all’operazione che mi è stata contestata, effettuata in contanti, per 560mila euro nel 2009, uno dei due, o Cipriani o Tulli, mi disse che non vi era nulla che non potessero fare. Io stesso non mi resi conto che vi erano irregolarità. Se devo dire, ritengo di averne parlato con Tulli, ma lo dico sulla base della mia consueta operatività e non per un ricordo specifico”.

Quanto all’operazione di rientro illecito dei capitali, Scarano precisa che l’armatore Cesare D’Amico gli aveva detto che i soldi “erano di Paolo, Cesare e Givannella, D’Amico, di Carlo Lomartire, ex dipendente della famiglia D’Amico, della convivente di Lomartire, del fratello e del cognato di quest’ultimo: in tutto dovevano essere circa 20 milioni ed erano stati dati al broker Giovanni Carenzio, anche lui arrestato assieme all’ex 007 Giovanni Maria Zito”.

Sull’origine delle somme, l’alto Prelato non sembra nutrire dubbi: “Credo siano frutto di evasione fiscale… Sono somme mai scudate, credo fossero in nero perché Cesare mi riferì di una discussione sul punto con la moglie la quale lo rimproverava di aver parlato al telefono del conto svizzero. A quanto ne so loro operano anche con somme non dichiarate”.


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