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Mons. Novarese è Beato

Edizione del: 13 maggio 2013

Il Segretario di Stato Cardinale Tarcisio Bertone ha celebrato sabato mattina in San Paolo Fuori le Mura la Beatificazione di Mons. Luigi Novarese, prete piemontese, 1914-1984, Fondatore dei Silenziosi Operai e del Centro Volontari della Sofferenza, che ha prestato servizio in Segreteria di Stato Vaticana dal ‘42 al ‘70 e poi alla Cei, dal ‘70 al ‘77.

All’omelia il Cardinale ha sottolineato che Mons. Novarese dimostra che “anche chi lavora in Vaticano può raggiungere le vette della Santità”, rifacendosi ai duri commenti giornalistici rivolti verso la Segreteria di Stato del Papa dei giorni scorsi.

Presenti al rito, con circa trecento concelebranti, i familiari del Beato, Autorità politiche e civili, e Pellegrini da Piemonte, Lazio, Polonia, Portogallo.

Nato a Casale Monferrato Mons. Novarese fu definito da Papa Giovanni Paolo II “l’Apostolo dei malati” perché, come ha scritto il Postulatore della Causa, Armando Aufiero, “ha speso tutto se stesso al servizio dei disabili nella consapevolezza del valore salvifico della sofferenza”.

Novarese ha influenzato la Teologia Cattolica sul dolore e anticipato una prassi di vicinanza ai malati che non sia solo assistenza.

Il nuovo Beato, a nove anni è colpito da una gravissima forma di tubercolosi ossea, malattia per la quale a quei tempi non esiste una cura e i medici non danno speranza.

Decide allora di scrivere una lettera a don Filippo Rinaldi, Rettore Maggiore dei Salesiani, affidandosi alle preghiere dei ragazzi dell’Oratorio di Valdocco, Torino, e all’intercessione di San Giovanni Bosco e di Maria Ausiliatrice.

A diciassette anni, viene dimesso dall’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, Savona, completamente guarito.

Decide allora di fare il medico.

“Ma da ex ammalato che ha scoperto dentro di sé le potenzialità di un cammino spirituale capace di condurlo all’incontro con il Cristo – racconta il Postulatore – sceglie la strada del sacerdozio”.

Alunno dell’Almo Collegio Capranica, viene ordinato sacerdote il 17 dicembre 1938 nella Basilica di San Giovanni in Laterano.

Pur in Segreteria di Stato, riesce a dedicarsi alla fondazione delle sue opere. Agli inizi degli anni Cinquanta – quindi in largo anticipo sui tempi – si prende cura dell’emarginazione dei disabili progettando e costruendo un edificio di otto piani privo di barriere architettoniche, idoneo a ospitare corsi di esercizi spirituali organizzati apposta per infermi e portatori di handicap: la Casa Cuore Immacolato di Maria sorge a Re, nella provincia piemontese di Verbania, è una residenza che non ha eguali al mondo ed è frequentata ogni anno da migliaia di ospiti.

Nel suo apostolato Novarese cambia la prospettiva interiore dell’ammalato.

Ne esalta la soggettività, rendendolo consapevole della sua missione all’interno della Chiesa.

Entra in contatto con cinque Papi influenzando, grazie alle riflessioni sul significato della sofferenza, la Teologia del proprio tempo e la stessa catechesi dei Pontefici sul dolore.

Nel 1949 Novarese organizza alla Radio Vaticana Il quarto d’ora della serenità, il primo programma che ha come protagonisti i malati.

Fonda la rivista e dà l’avvio a Convegni a livello internazionale confrontandosi con i medici sui problemi legati alla malattia e alla condizione dei disabili.

Nel 1957 organizza il più grande raduno di infermi mai realizzato prima di allora all’interno del Vaticano.

Il 7 ottobre porta settemila malati in Udienza da Pio XII nel Cortile del Belvedere.

Nel campo della disabilità, ricorda il Postulatore della Causa, “l’attività Pastorale di Monsignor Novarese è stata sempre rivolta a quelle relazioni interpersonali efficaci, in grado di rendere le persone disabili non dipendenti, ma responsabili e protagoniste della propria vita e delle proprie scelte, onorando ed affermando la dignità di ciascuno”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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