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Mons. Komarica: Bosnia,futuro solo con Europa

Edizione del: 11 dicembre 2013

Monsignor Franjo Komarica, Vescovo di Banja Luka, cittadina del nord-est bosniaco e capitale de facto della Repubblica Srpska, denunciando le gravi discriminazioni subite in Bosnia Erzegovina dai Cattolici – di etnia croata – e sollecitando un intervento della Comunità Internazionale, dichiara che “i politici occidentali devono esercitare pressione sul Governo bosniaco affinché permetta ai rifugiati Cattolici di tornare finalmente a casa”.

“I nostri fedeli non hanno ricevuto un solo centesimo dei fondi destinati ai profughi della guerra”, aggiunge Monsignor Komarica, evidenziando l’enorme disparità tra Cattolici, Musulmani e Ortodossi.

“A più di 15 anni dalla fine della guerra, oltre 4mila famiglie Cattoliche non possono fare ritorno nelle proprie case, perché non viene loro garantito alcun aiuto”.

Oggi i Cattolici bosniaci sono circa 440mila – quasi il 10% della popolazione – ma prima della guerra erano più di 835mila.

La diminuzione dei fedeli è stata assai più drastica nella Repubblica Srpska, l’entità serba in cui si trova Banja Luka e dove vivono ormai solo 11.500 dei 220mila Cattolici presenti prima del 1992.

“Soltanto 5.800 degli oltre 70mila Cattolici cacciati dalla nostra diocesi hanno potuto farvi ritorno – fa notare il Presule – una possibilità che invece hanno avuto gli oltre 250mila Musulmani”.

Monsignor Komarica rintraccia le ragioni della difficile situazione dei Cattolici e dell’attuale clima d’instabilità negli accordi di Dayton: il patto stipulato nel novembre 1995 che, oltre a sancire la fine del conflitto civile jugoslavo, ha stabilito la suddivisione della Bosnia Erzegovina in Federazione croato-Musulmana e Repubblica Srpska.

“Il paese è stato diviso arbitrariamente e ora l’unico futuro possibile è rappresentato da un caos sociale e politico, controllato da Unione europea e Stati Uniti. Si tratta di un vero e proprio tradimento dei valori e dei principi europei, un fallimento della Comunità Internazionale e una disgrazia per la politica nazionale”.

La Chiesa cerca di rispondere alle esigenze della comunità Cattolica e di contribuire a promuovere l’armonia tra i diversi gruppi etnici attraverso progetti educativi e sociali.

Un esempio di tale impegno è costituito dalle scuole Cattoliche in cui i bambini appartenenti a diverse etnie studiano insieme.

“Allo stesso tempo continuiamo a batterci per i diritti dei nostri fedeli. I Cattolici di etnia croata devono avere gli stessi diritti dei Musulmani e dei serbo-Ortodossi: devono poter tornare a casa e deve essere loro garantita la possibilità di ricostruirsi la vita nella propria patria”.


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