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Matrimonio: famolo strano…

Edizione del: 4 gennaio 2014

“Davanti alla chiesa vorremmo allestire un servizio di marriage drink-buffet con aperitivo”, oppure, “dopo la cerimonia, invece del solito riso, lanceremo dei volantini con scritto, ‘Siete su Scherzi a parte!’ ”, o ancora, “Per il momento del “sì“ si pensava a un brano dei Sex Pistols”, o “In chiesa abbiamo sostituito i fiori con tante statuine dei Puffi”.

Queste sono solo alcune casistiche-domande presentate da coppie di sposi novelli ai sacerdoti nell’organizzazione del loro matrimonio.

Sposarsi, un tempo, era una cosa seria; oggi, spesso, è una carnevalata.

Colpa dell’arroganza e della cialtroneria degli sposi, certo, ma un po’ anche dell’eccessiva arrendevolezza dei sacerdoti, ormai incapaci di opporre un secco “no!”.

Del resto, poverini, bisogna capirli i sacerdoti: se solo si azzardano a tentare di ricondurre la cerimonia nuziale sui binari della sobrietà, e della povertà, come direbbe oggi Papa Francesco, ecco subito piovergli sulla testa i fulmini, non del buon Dio, ma delle famiglie dei piccioncini che vogliono convolare a nozze.

“E’ un parroco all’antica, si modernizzi”, “I nostri figlioli vogliono fare qualcosa di originale, non può censurarli”, “Il matrimonio è il loro, non il suo….”.

Poco importa se, il più delle volte, quel qualcosa di originale si rivela invece nell’apoteosi del kitsch, nell’esaltazione del cattivo gusto, nella glorificazione della cafoneria.

Il sacerdote che tenta di porre un sacrosanto argine alla deriva del matrimonio è destinato alla sconfitta.

Com’è accaduto al povero Parroco di Cisternino che, per le nozze di Michele Placido, aveva tentato di impedire ad Al Bano di trasformare la chiesa in una folcloristica music hall alle cime di rape.

La circolare emanata dall’Episcopato pugliese dal titolo “Celebrare il Vangelo della Famiglia nelle Chiese di Puglia”, del 1994, a firma di Monsignor Luigi Papa, oggi Arcivescovo emerito a Taranto, parla chiaro: “L’Ave Maria di Schubert non è un brano liturgico in quanto ispirato a due innamorati che convivono nel peccato”; ragion per cui è ovvio che appaia inadeguato durante la celebrazione di un matrimonio cattolico.

Ma che importa: Al Bano l’ha cantata lo stesso.

Ma questa dell’Ave Maria contestata è una bazzecola rispetto alle ordinanze che i vari Vescovi sono stati costretti ad inviare ai propri sacerdoti per impedire che i matrimoni in chiesa divenissero delle ferie da baraccone.

In Veneto, ad esempio, i Vescovi hanno messo al bando “abbigliamenti non in linea con la sacralità del rito matrimoniale”, decisione resa inevitabile dopo che, in una chiesa del Padovano, il futuro sposo si era presentato all’altare bardato da Hells Angels e la futura sposa era arrivata, a cosce scoperte, montando una fiammante Harley Davidson col papà sul sellino posteriore.

In Umbria, l’Arcivescovo di Assisi, suggerisce – in ossequio allo spirito francescano – di evitare di presentarsi davanti alle chiesa “a bordo di lussuose fuoriserie” o di fare sfoggio di “addobbi in contrasto con la spiritualità dei luoghi di preghiera”.

A volte a giocare brutti scherzi è invece la voglia di gastronomia a chilometri zero: è successo a una coppia di sposini di Santa Rosalia che ha approntato sul sagrato della Cattedrale di Monreale una frugale tavolata a base di pasta c’anciova, panelle e caponata di melanzana; inevitabile l’intervento della Curia siciliana: “È fatto divieto di cucinare e consumare cibi nel raggio di 50 metri dalla chiesa ove abbia avuto luogo la funzione”.

E che dire poi di quelli che davanti alla chiesa ci arrivano in carrozza?

A Roma, patria delle carrozze, la tradizione è stata stroncata dalle autorità ecclesiastiche dopo aver verificato uno sgradevole effetto collaterale: i sagrati romanticamente inzaccherati dalla pupù dei cavalli.

Irricevibile dalla Conferenza Episcopale Italiana la richiesta di “coinvolgere gli animali durante la celebrazione del rito matrimoniale”.

Sembra un’ovvietà, eppure il divieto si è reso necessaria dopo che tante coppie pretendevano di salire sull’altare in compagnia di cani, gatti, maialini, pappagalli, caprette e via zoofiliando.

A conferma, forse, che il matrimonio può rivelarsi un’esperienza davvero bestiale….

Don Alberto Brugioni, direttore dell’Ufficio per la famiglia dell’Arcidiocesi di Firenze, recentemente ha posto in evidenza come “si sia costatato in pochi anni un forte calo dei matrimoni celebrati in Chiesa”, forse anche alla luce di questi divieti canonici, mentre i Comuni ora permettono di celebrare matrimoni anche fuori da Municipio, in ville, giardini e case private, all’americana, dove ci si sposa ovunque e con il rito officiato da qualsiasi ministro anche di culti non esistenti.

“Non solo, in  15-20 anni il fenomeno delle convivenze di coppie giovani è esploso. Anche le coppie che vengono a domandare il sacramento del matrimonio e partecipano agli itinerari di preparazione sono per la maggior parte coppie conviventi”.

“Sessualità, affetto, amore e matrimonio sono diventati tutti aspetti di vita individualistica, riguardano il singolo soggetto, nascono crescono e passano dentro la dinamica soggettivistica. Il matrimonio e la famiglia nella nostra cultura, hanno perduto la loro dimensione comunitaria, sociale e anche religiosa. Poi, bisogna essere realisti, qualifica professionale, casa e lavoro arrivano tardi negli anni. Il permanere a lungo nella famiglia di origine in certo senso dà sicurezza e dall’altra impedisce di maturare nelle cose più semplici della vita, quali la gestione del denaro, il cucinare, il gestire in proprio una casa”.

“Lo sposarsi è diventato come uno show televisivo, dove in tanti speculano: fiorai, fotografi… il tutto risulta molto costoso e impegnativo. È un motivo anche questo per non sposarsi, ‘costa troppo, chi ce lo fa fare!’ Ci sentiamo dire sempre più spesso”.

“Numericamente quelli civili potranno essere anche più di quelli religiosi, ma fra quelli civili bisogna contare anche quelli di seconde nozze, cioè i divorziati che si risposano. Dovremmo scindere i numeri. Se in un Comune si fanno in un anno 100 matrimoni civili, quanti di questi sono al primo matrimonio? Forse la metà? Penso meno della metà, perché le coppie oggi non si sposano, né in Comune, né in Chiesa come appena detto e per i motivi accennati. Quindi il vero interrogativo che interpella sia la società civile che quella religiosa è sul perché oggi non si fa matrimonio e famiglia. Dieci anni fa partecipai ad una tavola rotonda come esperto di pastorale familiare, insieme ad altri esperti e responsabili delle istituzioni civili: ci domandammo se non fosse il caso che anche i Comuni attivassero in vista dei matrimoni un corso di preparazione. Mi risulta oggi che tentativi siano in atto anche se non ben organizzati. Su questi fronti umani, sociali e giuridici, oltre che morali, potremmo offrire anche il nostro contributo”.

Franco Mariani


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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