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L’ultima intervista di Papa Francesco

Edizione del: 28 maggio 2015

Intervista Papa FrancescoPapa Francesco ha concesso una nuova intervista, questa volta a beneficio del quotidiano argentino “La Voz del Pueblo”.

Il Pontefice parla a lungo del suo rapporto con la gente, del suo amore per i poveri, di come trascorre le sue giornate, delle sue speranze e preoccupazioni.

“Vorrei tanto andare a mangiare una pizza – ripete per l’ennesima volta, avendolo già detto in un altra intervista – sono sempre stato un camminatore e questa è una cosa mi manca”.

Di seguito una sintesi della conversazione di Papa Francesco con “La Voz del Pueblo”.

Una conversazione svoltasi a Casa Santa Marta in un clima familiare ricca di racconti inediti sulla vita personale del Papa.

Jorge Mario Bergoglio ribadisce che mai aveva pensato di essere eletto alla Cattedra di Pietro e scherzando ricorda che, all’ultimo Conclave, i bookmakers inglesi lo davano solo al 46mo posto.

Al tempo stesso, però, sottolinea che “la vita di un Religioso, di un Gesuita, cambia a seconda delle necessità” e che quando è stato eletto si è affidato totalmente a Dio, “pregando il Rosario, tranquillo” durante lo spoglio delle schede che, confida, sembravano durare un’eternità.

“Sono cose che si dicono… – afferma – nella precedente elezione ero sui giornali, tra i papabili. In quella occasione, è stato chiaro che doveva essere eletto Benedetto e c’è stata quasi l’unanimità per lui e questo mi è piaciuto molto. Era chiara la sua candidatura. C’erano diversi ‘possibili’ ma nessuno forte”.

E se molti davano quindi per scontata la sua elezione 2 anni fa, Bergoglio invece dice di non averci nemmeno pensato: “nell’altro Conclave ero nella lista dei papabili… Ma questa volta, la seconda, per l’età, 76 anni, e perché c’era gente di certo più valida… così che nessuno mi nominava, nessuno…”.

Inoltre, “non ho mai sognato di fare il Papa, mai!”, rimarca il Pontefice, “tantomeno il Presidente della Repubblica o il Generale dell’Esercito. Ci sono alcuni bambini che fanno di questi sogni, io non li facevo…”.

D’altronde la sua “allergia” ai posti di potere è risaputa: nell’intervista ricorda infatti che “dopo essere stato per 15 anni nei posti di comando dove mi avevano destinato” – svolgendo, cioè, l’incarico di Provinciale dei Gesuiti – “sono tornato a fare il confessore e il prete”.

Francesco rispondendo ad una domanda sul suo rapporto eccezionale con il popolo e in particolare sul magnetismo che genera nella gente ha detto che “non so bene perché questo succede tuttavia è come se la gente comprendesse ciò che desidero dire. Tento di essere concreto e questo che voi chiamate magnetismo certi Cardinali mi dicono che ha a che vedere con il fatto che la gente mi capisce”.

“Stare con la gente mi fa bene, è come se la mia vita si amalgami con la gente ed io psicologicamente non posso vivere senza di essa”.

Il Papa confessa che le cose che più gli mancano rispetto agli anni argentini sono “uscire per strada, andare a camminare per le strade. Oppure –  ridendo – andare in una pizzeria a mangiare una pizza”.

E all’osservazione che può ordinarla e farsela portare in Vaticano ribatte: “Sì ma non è lo stesso. Il bello è andare lì. Io sono sempre stato un camminatore. Da Cardinale mi incantava camminare per le strade ma anche in metro, la città mi incanta, sono un cittadino nell’anima”.

Un giorno, rivela, “sono salito in macchina con l’autista e mi sono dimenticato di chiudere il finestrino ed è successo un putiferio, io stavo nel posto accanto al guidatore e la gente non faceva passare la macchina perché si era accorta che c’era il Papa”.

“E’ vero, ho la fama di indisciplinato, il protocollo non lo seguo molto, lo sento freddo però quando ci sono cose ufficiali mi attengo totalmente. Tuttavia a me piacciono le Udienze pubbliche, in un senso sia umano sia spirituale, le due cose insieme. E come se la mia vita si vada coinvolgendo con la gente”.

“Io, psicologicamente, non posso vivere senza la gente, non sono un monaco, per questo sono rimasto a vivere qui in questa casa. Questa è una casa per ospiti, ci sono 120 stanze, viviamo in 40 persone che lavoriamo nella Santa Sede e gli altri sono ospiti: Vescovi, preti, laici che passano e sono ospitati qui. Questo mi fa molto bene. Venire qui, mangiare nella sala da pranzo dove c’è tutta la gente, celebrare la Messa dove 4 volte alla settimana vengono persone da fuori, dalle parrocchie… Mi piace molto questo. Io mi sono fatto prete per stare con la gente. Rendo grazie a Dio per non aver perso questo desiderio”.

Alla domanda se riesce a dormire nonostante le tante tensioni legate al suo ruolo dice che ha “un sonno così profondo – risponde – che mi metto a letto e mi addormento. Dormo 6 ore, normalmente alle 9 vado in stanza e leggo quasi fino alle 10, quando mi comincia a lacrimare un occhio spengo la luce e resto a dormire fino alle 4, quando mi sveglio da solo, è il mio orologio biologico”.

Però, aggiunge, “ho bisogno della siesta. Devo dormire dai 40 minuti a un’ora, mi tolgo le scarpe e mi ritiro al letto”.

E confida che ne risente nei giorni in cui non può fare la “siesta”.

Francesco spiega di commuoversi quando va in visita nelle carceri, tuttavia, soggiunge, “non piango pubblicamente; mi è capitato due volte di stare al limite ma mi sono fermato in tempo, una volta ricordando le persecuzioni dei Cristiani in Iraq, pensando ai bambini”.

Francesco dice di essere “un temerario” come carattere e dunque “in generale di non avere paura”.

Riguardo al pericolo attentati, afferma di “sentirsi nelle mani di Dio”, ma ribadisce di avere paura “del dolore fisico. Sono molto pauroso su questo  non che abbia paura di un’iniezione, però preferisco non avere problemi con il dolore fisico”.

Il Papa parla anche delle “pressioni” legate al suo ministero: “In questo momento – afferma – quello che mi fa fatica è l’intensità del lavoro. Sto tenendo un ritmo di lavoro molto forte, è la sindrome della fine dell’anno scolastico, che finisce a giugno. Si aggiungono mille cose e problemi; ci sono problemi che ti armano con quello che dici o non dici… i mezzi di comunicazione a volte prendono una parola e poi la decontestualizzano”.

Francesco enumera, 3 punti che dovremmo tutti tenere a mente per affrontare i problemi della vita: “memoria, capacità di vedere il presente, utopia rivolta al futuro”.

Alla domanda su come vorrebbe essere ricordato risponde “come una persona che si è impegnata a fare del bene, non ho altra pretesa”.

Tra le notizie inedite il “voto” di Francesco di non vedere la televisione da circa 25 anni: “è una promessa che ho fatto alla Vergine del Carmen la notte del 15 luglio 1990. Mi sono detto: non è per me”.

In compenso il Papa dice di sfogliare ogni mattina La Repubblica e di informarsi delle partite di calcio del San Lorenzo, la sua squadra del cuore, da una Guardia Svizzera “che ogni settimana mi lascia i risultati e la classifica”.

Rivolge anche una dura critica a tutti coloro che amano gli animali più degli uomini: “È grave questo!”, dice il Papa, “la cura degli animali domestici e come l’amore un po’ programmato, cioè io posso programmare la risposta amorosa di un cane o di una gattina, e così non ho necessità di avere l’esperienza di un amore di reciprocità umana. Sto esagerando, non mi prenda alla lettera, però c’è di che preoccuparsi”.

Forti anche le parole del Pontefice sul mondo del calcio, per commentare l’aggressione subita durante una partita da 4 giocatori del River Plate da parte di un tifoso del Boca Junior: “Anche in Italia – afferma – ci sono stati problemi tra gli ultrà, che non necessariamente lottano per il club, la maggioranza sono mercenari”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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