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LI: ex agente carcere scrive al Papa

Edizione del: 2 dicembre 2013

Mario Palazzo, vice Commissario del Corpo di Polizia Penitenziaria in congedo e Comandante del Reparto della Casa di Reclusione di Porto Azzurro (Livorno) dal 1987 al 2003, ha scritto al Papa per impedire che la chiesa all’interno della cittadella carceraria di Forte San Giacomo cada a pezzi.

“Mi sono rivolto al Santo Padre – dice – come uomo di fede perché, grazie al suo intervento, vengano attivate le procedure necessarie per una ristrutturazione importante del vetusto edificio, oggi nel più completo abbandono. Mi auguro che il Papa, almeno lui, possa rendere la chiesa funzionale ed accessibile ai condannati ospiti dell’Istituto, agli Operatori e agli stessi abitanti come era nell’ultimo ventennio”.

Mario Palazzo rifà la storia del complesso sulla sommità del promontorio che sovrasta il porto di Porto Azzurro.

Prima Fortezza spagnola, poi, avvenuta l’unificazione dell’Italia, sede carceraria secondo la filosofia del tempo che voleva i reclusi lontani dalla società, in luoghi appartati e possibilmente non raggiungibili con facilità come possono essere le isole.

“Il Forte – scrive Palazzo – fu edificato in pochissimi anni agli inizi del ‘600 e la chiesa di cui si parla fu eretta nel 1656, in perfetto stile barocco. Una ristrutturazione importante avvenne solo nel 1720, circa 2 secoli fa”.

“Nel 1890 – continua l’ex Comandante – la fortezza venne trasformata in carcere; allora il Sindaco di quel periodo di Porto Longone, all’epoca il paese si chiamava così, Domenico D’Apollo chiese e ottenne che ogni anno, il 25 luglio ricorrenza del Patrono San Giacomo, i residenti potevano assistere alla celebrazione della Messa all’interno delle sbarre. Negli anni questa bellissima tradizione è venuta meno. Negli anni ‘80 fu permesso ai condannati di andare nei giorni festivi in chiesa, confessarsi e fare le Comunione insieme agli abitanti della cittadella e ai volontari assistenti”.

Nel 2004 tale concessione fu vietata e nel 2006 furono sospese le funzioni perché la struttura fu dichiarata pericolante.

“Si può fare qualcosa – aggiunge Palazzo – per renderla nuovamente fruibile e frequentabile ai Cristiani e non solo a loro, ma anche ai turisti dato che il punto dove si trova la chiesa non incide sulla sicurezza in quanto è al di fuori dal luogo adibito alla detenzione. Come possono essere visitabili anche gli ex laboratori oggi in disuso. Oggi i detenuti sono costretti a vivere in pessime condizioni – conclude l’ex Comandante della Polizia Penitenziaria – Non priviamoli adesso pure di una chiesa dove recarsi a pregare per ricevere conforto”.


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