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Le ostie di Gabriela per il Papa

Edizione del: 8 settembre 2013

Sino ad oggi la stampa mondiale l’ha chiamata Gaby C., ma ora sappiamo che la detenuta argentina che ha preparato alcune ostie con cui Papa Francesco ha celebrato nei giorni scorsi la Messa mattutina nella cappella della Residenza Santa Marta, in Vaticano, si chiama Gabriela Caballero, ha 38 anni e vive da 3 anni nell’unità 47 del Penitenziario “San Martin” vicino a Buenos Aires.

Papa Francesco ebbe notizia per la prima volta di Gabriela e del suo laboratorio per fabbricare ostie da consacrare, durante la prima colazione del 16 luglio scorso.

In quell’occasione il Vescovo di San Isidro, Mons. Oscar Vicente Ojea, quel giorno seduto a tavola con il Papa gli parlò di Gabriela, detenuta che sta scontando una pena di 7 anni e del suo singolare laboratorio.

“Ho consegnato al Papa la lettera e le fotografie del laboratorio che, Gabriela, gli aveva mandato – ricorda Mons. Ojea -. Il Papa rimase molto colpito che questa ragazza facesse le ostie con cui celebriamo la Messa”.

Il Pontefice, prosegue il Vescovo, “prese il pacco senza aprirlo e lo portò personalmente nel suo appartamento”.

Il 18 luglio Papa Francesco celebrò la prima Messa con alcune di queste ostie e il 19 scrisse con la sua calligrafia minuta una breve lettera di ringraziamento per Gabriela.

“Ciò che più mi ha impressionato della lettera del Papa – commenta Mons. Ojea – è la frase in cui dice di essere sicuro che lei prega per lui. Mi ha colpito che il Santo Padre si senta sicuro di una persona insicura perché privata della sua libertà. E’ quasi un paradosso: sentirsi sicuro con la preghiera di una persona che sta soffrendo”.

Nell’unica intervista concessa da Gabriela, con accanto il suo angelo custode, il Cappellano Padre Jorge Garcia Cuerva, la giovane donna ricorda che fu il sacerdote a comunicarle telefonicamente che il Papa aveva risposto con una lettera personale.

“Io conosco Mons. Ojea – ha detto  Gabriela – poiché spesso viene a trovarci. Quando ho saputo che andava dal Papa non ebbi nessun dubbio: era l’occasione per donare al Papa alcune delle nostre ostie artigianali e alcune fotografie del nostro laboratorio”.

“Sinceramente non immaginavo che mi avrebbe risposto. Non volevo farmi illusioni. Ho scritto al Papa una lettera e le mie compagne mi dicevano: Il Papa ti risponderà. Lui risponde a tutte le lettere. Questo Papa vuole arrivare a tutti e ovunque. Vuole essere vicino alla gente, al popolo e noi siamo popolo. Vedi Gabriela, siamo abituati a vedere Papi molto strutturati. Questo è diverso, fuori dal comune, è tutto il contrario”.

Gabriela ha anche raccontato la storia del laboratorio dove lavora con altre sue compagne di cella e sottolinea: “Usiamo macchine e attrezzi molto vecchi. Sono utensili datici in prestito da alcune Religiose. Le nostre sono ostie artigianali perché vengono fatte con questi ferri. Non c’è nulla di digitale come si usa oggi. Vengono fuori grandi o piccole ma poi facciamo il taglio preciso. Mi aiuta Graciela Cabrera che viene da un altro ufficio del carcere dove lei lavora”.

E sulla lettera del Papa: “Mi ha fatto felice sapere che era una risposta solo per me. Leggere ‘cara Gabriela’, fu un colpo per me, privata dalla libertà e in un luogo con tante ore buie. Sono felice di sapere che da un carcere si può arrivare in Vaticano”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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