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Lampedusa: Pastorale legno per Papa

Edizione del: 8 luglio 2013

Un gesto simbolico quello del Papa che oggi arriva a Lampedusa per ricordare al mondo tutti quegli uomini, donne e bambini che hanno solcato il canale di Sicilia per sfuggire alla miseria e alle guerre nei loro paesi di provenienza, celebrando la Messa con un Pastorale a croce e un calice in legno ricavati dalle imbarcazioni dei migranti giunti sull’Isola.

E per commemorare nella stessa maniera coloro, tanti, che sono morti nelle traversate compiute con “carrette del mare” fatiscenti.

Un modo anche per coniugare il messaggio dell’Enciclica “Lumen Fidei” scritta con Benedetto XVI e pubblicata venerdì scorso che invita a non farci rubare la speranza, a chinarci sui sofferenti, e a fondare la fraternità sull’amore, scorgendo in ogni persona una benedizione di Dio per noi.

Il campo sportivo in contrada Arena dove si è svolgerà l’incontro con migliaia di persone è stato delimitato con le transenne e diviso per settori, con anziani, ammalati e bambini nelle prime file.

Lasciato inoltre lo spazio affinché Jorge Mario Bergoglio possa passare in mezzo alla folla con l’auto “campagnola” coi sedili posteriori modificati messa a disposizione da un milanese che da venti anni è “di casa” a Lampedusa.

Ai circa 5mila abitanti dell’isola, si sono aggiunti i turisti già presenti e i molti Pellegrini che si sono messi in moto, soprattutto dalla Sicilia.

Sabato mattina nella sede del Comune di Lampedusa, con il Sindaco Giusi Nicolini, i Vertici delle Forze dell’Ordine italiane e della Gendarmeria del Vaticano hanno definito i dettagli del piano dell’ordine pubblico.

Gli apparati italiani si sono occupati della sicurezza generale, mentre la Gendarmeria Vaticana ha curato esclusivamente la sicurezza del Pontefice.

“Il formulario della Messa è  quello per la remissione dei peccati, previsto dal Messale Romano”, ha detto Monsignor Guido Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie.

“I testi della liturgia della Parola – la vicenda di Caino e Abele, la strage degli innocenti, il salmo ‘miserere’ – intendono sottolineare – ha aggiunto – l’aspetto penitenziale della celebrazione. In questo stesso senso è da intendere l’uso del colore liturgico viola per le vesti sacre dei celebranti e l’estrema sobrietà del Rito”.

Per l’occasione il Papa userà un Pastorale a croce con i colori proprio della barca da cui è stato tratto.

“Nel braccio orizzontale – ha spiegato Marini – della croce sono incisi due pesci, mentre in quello verticale vi sono cinque pani, per richiamare il brano evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci, recuperando così le parole di Gesù: Date loro voi stessi da mangiare”.

I due oggetti sono stati realizzati da un falegname di Lampedusa, Franco Tuccio.

L’artigiano è anche l’autore di una croce che nel 2011 gli abitanti dell’Isola delle Pelagie, accompagnati dal parroco don Stefano Nastasi, presenti all’Udienza Generale in Piazza San Pietro, donarono a Benedetto XVI.

Per il Sindaco delle Pelagie, Giusi Nicolini: “Quello del Santo padre è un gesto che cambierà la storia. L’Europa, con le sue politiche migratorie, fino ad oggi ha deliberatamente evitato il problema, facendo finta di non vedere l’immensa tragedia dei viaggi della speranza attraverso il Mediterraneo, spesso senza nemmeno dimostrare pietà per le tante vittime. Ora non potrà più girarsi dall’altra parte”.

Era la metà di ottobre del 1992 quando a Lampedusa, tra la sorpresa generale, approdarono i primi migranti.

Lo ricorda l’allora Comandante della Stazione dei Carabinieri di Lampedusa Elio Desiderio, che attende sull’Isola l’arrivo del Papa.

“Ero fuori – racconta – e fui avvertito dai militari in servizio attraverso la radio c’erano 71 sedicenti tunisini fuori dalla caserma, che volevano parlare con me. La mia prima reazione fu di chiedere: e che vogliono?. Ovviamente da lì cominciarono una serie di incombenze per le quali nessuno di noi era pronto”.

Venne informato il Console tunisino, che giunse a Lampedusa, “e siccome nessuno sapeva che cosa farne, tutti e 71 i migranti rimasero in caserma per quasi un mese”, ricorda Desiderio, che ricostruisce ancora: “A un certo punto finirono le provviste della mensa e furono prima il parroco e successivamente la popolazione ad avviare una vera e propria catena di solidarietà. Poi per tutti fu fatto un biglietto, chiedendo credito all’agenzia di viaggi. Furono messi sul traghetto per Porto Empedocle. Non so che fine abbiano fatto. Ricordo – conclude Desiderio – che tra essi c’era uno che parlava bene l’italiano e mi disse: noi siamo i primi, ne arriveranno tanti altri. Aveva ragione”.

Un murales che rappresenta delle onde, inizialmente molto forti, che poi si trasformano in un mare calmo.

Ad improvvisarsi “writers” sono alcuni abitanti dell’isola di Lampedusa in attesa dell’arrivo del Papa.

Il murales,  disegnato proprio sotto il palco da cui il Papa celebrerà la Santa Messa, è un idea di di don Stefani Nastasi, il parroco di Lampedusa che aveva inviato l’invito al Papa subito dopo la sua nomina.

“Il mare per noi rappresenta molto – spiega Enzo tra coloro che disegnano il murales – quindi abbiamo pensato ad una partenza furiosa, con le onde alte e un arrivo invece tranquillo, nella speranza di una calma che possa perdurare”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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