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L’abito Cardinalizio

Edizione del: 1 novembre 2013

Per le sartorie romane specializzate, in tutto circa una decina, il periodo che precede, all’incirca sempre un mese, il Concistoro convocato dal Papa per la creazione di nuovi Cardinali è sempre un tour de force, in quanto in meno di un mese si devono realizzarli gli abiti su misura dei nuovi Porporati.

Una tradizione che Papa Francesco ha in un certo senso interrotto, in quanto ha annunciato il Concistoro per la creazione di nuovi Cardinali, il primo del suo pontificato, con quasi 4 mesi d’anticipo, anche se non ha reso noti i nomi, che potrebbe annunciare, come da “tradizione”, un mese prima.

Tuttavia le indiscrezioni giornalistiche che potrebbero comparire numerose sui giornali di tutto il mondo, da qui al mese tradizionale di annuncio, potrebbe portare il Papa ad annunciare prima l’elenco dei nuovi Porporati, aiutando di non poco le sartorie interessate a cucire i nuovi abiti. 

La sartoria romana più rinomata, è la Gammarelli, dal 1798 storico marchio sartoriale, a due passi dal Pantheon, nel palazzo dell’Accademia, fucina dei diplomatici del Vaticano.

E’ una sartoria famosa perché è quella che in occasione invece del Conclave per l’elezione del nuovo Papa preparano l’abito bianco, in tre taglie diverse, per il nuovo Pontefice.

Gammarelli ha vestito gli ultimi Papi, da Papa Pio IX all’attuale.

Altre sartorie ecclesiastiche invece si trovano vicini al vicariato di Roma o davanti al Palazzo dell’ex Sant’Uffizio o in Borgo Pio, vicino a Porta Sant’Anna, uno degli ingressi principali per entrare all’interno degli uffici e palazzi del Vaticano.

Ai sarti romani ricorrono i neo porporati di tutto il mondo, perché solo qui trovano i tessuti del colore giusto.

“Nella Bolla Papale di nomina – mi dice Gianni Ceruti titolare dell’antica sartoria ecclesiastica Ceruti di Firenze, che ha confezionato gli abiti cardinalizi di Antonelli e Betori – si trovano tutte le indicazioni dettagliatissime per l’abbigliamento, dal calzino allo zucchetto, ovvero dai piedi alla testa. Una volta c’era anche la scarpa, ora non più, che il nuovo porporato deve farsi ex novo, su misura, in tempo per il Concistoro, ovvero in meno di un mese”.

Tecnicamente Il rosso cardinalizio si chiama rosso ponsò, e non esiste in commercio.

Il tessuto di questo colore viene creato da ditte italiane su commissione.

Stessa cosa per il viola dei vescovi, che è il paonazzo romano.

Dopo la “riforma” sugli abiti cardinalizi,voluta da Paolo VI poco dopo il Concilio Vaticano II, oggi un completo cardinalizio, tecnicamente detto abito corale, ovvero l’abito ufficiale da cerimonia, si compone di una tonaca rossa di lana fine con i bottoncini rosso porpora fino ai piedi, di una fascia rossa di seta alla vita, con frangia, di un rocchetto bianco in cotone con maniche a tre quarti e lungo fino al ginocchio, ornato di pizzi e ricami, di una mozzetta rossa da indossare sopra il rocchetto, chiusa davanti da dodici bottoncini, un paio di calzini rossi porpora, di un cordone rosso oro da portare al collo per reggere la croce d’oro, con un fiocco sul retro, di uno zucchetto rosso, di una berretta rossa a quattro angoli e tre spicchi.

Generalmente ogni Cardinale ha minimo due abiti corali nel suo guardaroba.

Altro accessorio obbligatorio è una mitria di seta bianca damascata, con ornamento a pigna, da usarsi nelle concelebrazioni dei Cardinali con il Papa, o ai funerali di questo, anche se un altro tipo di mitria bianca è da poco stata disegnata dall’ufficio delle cerimonie liturgiche del Pontefice.

Altro abito obbligatorio, è l’abito piano, da usare durante tutte le cerimonie non religiose e uscite pubbliche, composto da una sottana nera con la pellegrina cucita al collo e aperta sul davanti, il tutto con bottoncini, asole e profili in rosso porpora, con croce retta d’oro o argentata retta da semplice catena.

Anche di questo generalmente ogni Cardinale ne possiede due, a cui deve aggiungere almeno una versione detta del “missionario”, dove la tonaca è tutta bianca con le rifiniture uguali all’abito piano, e che viene usata quando il Porporato visita paesi africani o asiatici.

Due gli accessori facoltativi: il cappello a saturno ornato da cordone e fiocchi, e il Ferraiolo, un mantello che si indossa sopra l’abito talare in particolari occasioni, soprattutto mondane e diplomatiche, di seta, molto ampio che si limita a ricoprire la parte posteriore, scendendo fino al tallone da un ampio colletto con taglio a carré.

cappa magna cardinaleAlcuni Cardinali, soprattutto all’estero, hanno ripreso ad indossare la Cappa Magna, con coda vermiglia, lunga fino a 12 metri.

“L’abito cardinalizio – mi dice Ceruti – è un abito particolare: il colore, il grado, delle strutture, della mozzetta, del rocchetto, della fascia sono tutti difficili da ricreare e reperire perché sono limitati, sia come colore che come materiale. La Porpora è il colore di riferimento. Fasce e zucchetti sono sempre fatti artigianalmente, da una ditta specializzata.  Tutto quello che è sartotoria, dalla talare, sia quella nera che quella filetta di rosso, alla mozzetta, invece la cuciamo noi. Per quanto riguarda cappelli, berretti e zucchetti personalmente ho un artigiana laziale che me li confeziona a mano, visto che sono prodotti difficili da fare, in quanto bisogna avere l’arte e la storia. Io mando il tessuto e lei me lo confeziona. Per il tessuto mi rivolgo ad una ditta di Biella, in Lombardia, che hanno il giusto colore Porpora. I calzini invece gli attingo da una altra ditta di Roma che è l’unica in tutta Italia ad avere i calzini del giusto colore”.

Tra le storielle vaticane la più celebre relativa ai neo Cardinali è quella su l’Abate filosofo Antonio Rosmini.

Nell’estate del 1848 Papa Pio IX gli promise che l’avrebbe fatto Cardinale, invitandolo a preparare per tempo il necessario corredo, un corredo molto più ricco, esclusivo, e di conseguenza costoso, di quello usato oggi dai Membri del Collegio Cardinalizio.

Rosmini all’epoca spese 40mila scudi, solo che la Repubblica Romana fece scappare il Papa a Gaeta, e la nomina cardinalizia sfumò.

Tuttavia Rosmini riuscì a rifarsi delle spese rivendendo il tutto a un neo Porporato al primo Concistoro utile.

Franco Mariani

abito cardinalizio


Autore: 

Franco Mariani, direttore di News Cattoliche, classe 1964, giornalista, ha cominciato ad occuparsi di giornalismo nel 1978, a 14 anni, l’anno dei tre Papi, scrivendo per alcuni settimanali cattolici, passando poi a quotidiani, televisioni, radio e web. E’ giornalista Vaticanista, critico cinematografico ed esperto dell’Alluvione di Firenze del 1966 e dello Zecchino d’Oro. Ha frequentato la Facoltà Teologica dell’Italia Centrale di Firenze. In seno al Sindacato unitario dei giornalisti ha ricoperto vari incarichi regionali e nazionali. E’ direttore di varie testate e ha pubblicato diversi libri sulla storia del papato e di Firenze. E’ Cavaliere di Merito dell’Ordine Costantiniano di San Giorgio.

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