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La Manna: aprire canali umanitari sicuri

Edizione del: 23 giugno 2013

Padre Giovanni La Manna, Presidente dell’ Associazione Centro Astalli, Sede italiana del Jesuit Refugee Service, commenta così la nuova strage avvenuta nel Canale di Sicilia, con la morte di 7 migranti in mare, durante una nuova ondata migratoria dal Nord-Africa che, in pochi giorni, ha portato circa mille persone sulle coste italiane.

“Chi ha la responsabilità di governare questo fenomeno perché rimane indifferente e non si adopera per salvare vite umane con canali umanitari sicuri?”.

“Gli accordi con la Libia ci permettono di sapere dove sono queste persone – dice La Manna -. Perché esporle al pericolo della morte o lasciarle vittime di trafficanti che fanno loro spendere 1.400 dollari per un viaggio verso l’Italia? A chi conviene questo traffico? E’ triste e vergognoso e non possiamo continuare a rimanere fermi di fronte a queste morti. Altrimenti debbo pensare che il nostro dispiacere sia solo di facciata”.

“Continuiamo a parlare di centralità della persona, ma in realtà delle persone non ce ne importa nulla”, aggiunge Padre La Manna.

“Sono anni che assistiamo a queste morti e tutti dovremmo avvertirne il peso sulla coscienza. Ma ci sono reazioni emotive e poi si passa ad altro e si dimentica. Il ‘Mare Nostrum’ era una culla di civiltà, oggi è diventato un cimitero. A largo di Lampedusa i pescatori hanno ribattezzato così un tratto di mare, perché se calano le reti tirano su brandelli di corpi umani rimasti sul fondo”.

“Il fatto che il Governo non abbia ancora assegnato la delega all’immigrazione, all’interno del Ministero del Viminale, è un segnale negativo, lampante e sintomatico che nessuno vuole occuparsi di immigrazione”.

E’ quanto denuncia  Padre Giovanni La Manna per un’iniziativa sui rifugiati siriani e congolesi che si è tenuta martedì sera a Roma davanti alla chiesa del Gesù.

“Nessuno vuole governare questo fenomeno -sottolinea La Manna- né i precedenti Governi, prima di sinistra e poi di destra, né quello tecnico, né questo di larghe intese. Spero almeno che la presenza nell’Esecutivo di un Ministro come Cecile Kyenge sia un aiuto concreto, visto il suo percorso individuale e la conoscenza diretta che ha delle difficoltà e della realtà. E’ di sicuro un punto di forza nel Governo, per affrontare con onestà intellettuale il tema immigrazione”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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