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La crisi dell’Impero Vaticano

Edizione del: 24 luglio 2013

Alla Stampa estera, Monti, Anselmi e Pellegrino Capaldo, moderati da Stefano Folli, hanno discusso dell’ultimo libro di Massimo Franco, “La crisi dell’Impero Vaticano”, di fronte a un folto pubblico di personalità italiane e internazionali, tra cui l’Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco, e il Ministro per le Riforme Gaetano Quagliariello.

Mario Monti ha letto la rinuncia di Benedetto XVI come una “una tantum che ha adeguato a un’epoca di maggior invecchiamento il termine di una governance, ed ex post – ha detto – tutti si chiederanno perché sia avvenuta solo nel 2013”.

Giulio Anselmi ha sottolineato che “le dimissioni sono state fatte passare per un atto di coraggio, mentre sono un atto nobile ma non coraggioso”.

Massimo Franco ha parlato del gesto di Benedetto XVI come di uno “spartiacque” dopo il quale “non si torna indietro”.

L’ultima fatica di Franco, – che scherzosamente Monti ha definito possibile solo grazie ai due precedenti libri dedicati dall’editorialista del Corriere della Sera al Senatore Andreotti, – ha fornito occasione anche per alcune considerazioni sui destini dello Ior e dei Cattolici italiani in politica.

Capaldo ha indicato nella coincidenza di controllanti e controllati il limite della Riforma dello Ior tentata da Giovanni Paolo II e ha suggerito che l’Istituto torni alle origini, cioè smetta di fare operazioni da banca, e si sottoponga a un “profondo riordino interno”.

Uno Ior che si comporta come una banca centrale, ha osservato Capaldo, implica un Vaticano che dia priorità alle funzioni statuali e sfumerebbe con un Vaticano ridotto alle funzioni strettamente Ecclesiali.

Anselmi ha messo in luce come non sia stato scontato che Papa Ratzinger abbia accettato di sottoporre lo Ior al giudizio di una Autorità Finanziaria, ricordando che ciò ha attirato al Papa Emerito anche critiche interne.

Il Senatore Monti ha colto anche la suggestione delle pagine in cui Franco parla dello spread collegando le scelte finanziarie e anche il linguaggio della finanza, alla cultura Cattolica o Protestante dei diversi Paesi.

“Questa analisi tra etica e economia – ha sostenuto Monti – è uno degli aspetti più affascinanti del libro”.

Il Senatore ha anche condannato due “falsità” date per vere da molti, e cioè che “la crisi del patto di stabilità sia stata dovuta ai Paesi del sud d’Europa”, visto che nel 2003 il primo “vulnus” al Patto è venuto da Francia e Germania, e che “l’Italia sia un Paese debitore: non lo è – ha rimarcato Monti – perché non si è avvalsa di alcuna forma di aiuto ma ha aiutato gli altri”.

Tra i temi di discussione anche il ruolo dei Cattolici in politica dopo la fine della Dc e il tentativo neomoderato del Governo Monti.

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