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La Chiesa ha paura di benedire la Tav

Edizione del: 10 dicembre 2013

Nessun sacerdote valsusino mercoledì scorso  ha celebrato presso il cantiere della Tav di Chiomonte la tradizionale Messa di Santa Barbara, la cui festa cade il 4 dicembre,  festeggiata in quelle zone da operai e minatori.

Ltf ha chiesto alla Curia di Susa un officiante che celebrasse la ricorrenza all’interno della galleria in costruzione.

Uno scenario analogo a quello già registratosi un anno fa, allorché il Vescovo di Susa, Alfonso Badini Confalonieri, annunciò che “la Messa si celebrerà in chiesa perché la questione della Tav è delicata e facilmente strumentalizzabile”.

Monsignor Badini Confalonieri ha cercato di gettare acqua sul fuoco dichiarando: “Io mi limito a rispondere con un fermo no alle polemiche e trovo che sia meglio andare avanti amichevolmente. Quando si prega si fa sempre del bene. Quest’anno la Messa si celebrerà all’interno della galleria ma non penso che vi sia nessun prete della diocesi disponibile, poiché non abbiamo abbastanza officianti. Credo che il sacerdote giungerà da fuori, ma non c’è nessuna polemica”.

Una versione dei fatti quanto mai diplomatica e subito smentita dagli attivisti no Tav, i quali hanno pensato bene di piegare a proprio vantaggio le parole del Prelato interpretandole come un’implicita condanna del progetto Tav nella sua globalità: “Gli stessi parroci, insistentemente contattati da Ltf, che si occupa dello scavo, hanno rifiutato di celebrare la Messa”, dicono gli oppositori.

Dal canto loro, LTF e tutti coloro che non nutrono ostilità verso la Torino-Lione sono rimasti stupiti dalla “resa” del Vescovo, dopo che quest’ultimo, appena due mesi fa, aveva parlato a favore della presenza di forze dell’ordine nella Valle, sostenendo che fossero lì “a difesa dei diritti democratici, per impedire e contrastare qualsiasi atto criminale. Se vogliamo la pace nel nostro territorio, tutti devono collaborare a sanare le divisioni e comprendere le posizioni altrui, ascoltando gli altri e rispettando chi la pensa diversamente”.

Ma se si mette da parte l’ipocrisia, le ragioni della rinuncia dei sacerdoti valsusini sono chiare: questi preti hanno paura.

Non è dato sapere se abbiano mai ricevuto dirette intimidazioni da parte delle frange più esagitate dei no Tav; forse no, tuttavia è evidente che a spaventare i sacerdoti basti e avanzi il clima soffocante che regna ormai da tempo in Val di Susa e che condiziona le esistenze di chi non si allinea alle posizioni degli attivisti.

Speriamo che prima o poi si faccia avanti un sacerdote valsusino abbastanza coraggioso da celebrarla.

Sarebbe un gesto importante, per tutti.


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