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La biblioteca di Papa Francesco

Edizione del: 28 maggio 2013

Papa Francesco apprezzerà sicuramente il regalo dell’ Opera Omnia di Jorge Luis Borges che gli ha fatto Maria Kadama, la vedova dello scrittore, perché è un amante non solo delle short stories che hanno data fama internazionale all’autore argentino ma anche delle sue poesie, alcune delle quali ricorda e cita a memoria.

Nella biblioteca di “Papa Francesco”, infatti, i grandi nomi della storia della letteratura – argentina e universale – si alternano con quelli dei suoi Maestri in Teologia e Filosofia, costituendo la base di quella specie di “tomismo esistenziale” che caratterizza il suo pensiero, secondo la definizione del Rabbino Abraham Skorka, con il quale l’allora Cardinale Jorge Bergoglio ha scritto un libro di dialoghi, “Sul Cielo e la Terra”.

Pur ricordando la formazione scolastica classica del Pontefice, Skorka sottolinea infatti che “non mi pare possibile definirlo all’interno di una scuola filosofica determinata, ma in molti dei suoi atteggiamenti lo vedo molto vicino agli esistenzialisti religiosi: Soeren Kierkegaard, Martin Buber o Karl Barth”.

In un articolo recente, il quotidiano La Nacion ricordava che, quando era Arcivescovo di Buenos Aires, Papa Francesco regalava o raccomandava molto spesso “Il Signore”, l’opera più famosa di Romano Guardini, ma anche “Raccontare a Gesù” e altri libri della ben meno nota Dolores Aleixandre, Religiosa e Teologa spagnola, così come opere di due suoi colleghi Cardinali: Carlo Maria Martini, di cui amava specialmente i commenti biblici, e il vietnamita Francois-Xavier Nguyen van Thuan, in particolare gli esercizi spirituali che il Porporato aveva preparato per Giovanni Paolo II.

Amante della Commedia dantesca e di Alessandro Manzoni, il Papa argentino è capace anche di citare a memoria versi di Friedrich Hoelderlin ma anche del “Martin Fierro”, il lungo poema nel quale l’argentino José Hernandez mescolò la tradizione epica con la cultura e il linguaggio dei “gauchos” della pampa e conosce bene l’opera di Dostoevskij e Le’on Bloy.

Francesco, primo Papa Gesuita della storia della Chiesa, è stato ovviamente influenzato in modo decisivo dagli “Esercizi spirituali” di Ignazio di Loyola, che sono ancor oggi alla base delle sue preghiere quotidiane, ma non risulta minore l’ influsso – dalla scelta stessa del suo nome da Pontefice – del poverello di Assisi, che secondo il Rabbino Skorka “è il paradigma che guida la sua azione, non solo per il suo impegno con i bisognosi ma anche per la sua dimensione spirituale e mistica”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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