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Italia-Cei: compie 30 anni l’8×1000

Edizione del: 15 febbraio 2014

La revisione del Concordato del 1984 tra Vaticano e Stato italiano pose le basi anche per un nuovo modo di finanziamento per la Chiesa in Italia.

Superato il meccanismo della ‘congrua’, trent’anni fa nacque l’8×1000, ovvero la possibilità per ogni contribuente italiano di devolvere una quota della propria Irpef per finanziare le attività pastorali e caritative della Chiesa, ma anche per sostenere il clero e le opere degli istituti religiosi.

Al momento della dichiarazione dei redditi il contribuente da quasi tre decenni può quindi scegliere a chi destinare la cifra dell’8×1000 della sua imposta sul reddito: lo Stato italiano, la Chiesa cattolica, e le altre confessioni religiose che in questi anni hanno stipulato accordi con lo Stato italiano.

Ed è la Chiesa Cattolica ad incassare il grosso dell’8 per mille.

L’ultimo dato, il 2013, la quota assegnata alla CEI è stata di 1.032.667.596,34 euro, leggermente in calo rispetto all’anno precedente.

La percentuale delle scelte a favore della Chiesa Cattolica, sempre secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Conferenza Episcopale Italiana, è stata pari all’82,01%.

Il meccanismo di finanziamento alla Chiesa attraverso l’8×1000 negli anni è stato  aspramente criticato da alcune forze parlamentari, in primis i Radicali, seguiti poi dalla  Lega.

Delle forme di finanziamento della chiesa, introdotte con la revisione del Concordato del 1984, ha parlato Monsignor Nunzio Galantino, Segretario Generale della Cei in occasione di un convegno al Senato.

Dopo aver definito tali accordi “un ‘ponte’ per il concreto dispiegarsi dei rapporti fra Stato e Chiesa”, Mons. Galantino ha sottolineato che, in tema di organizzazione interna della comunità ecclesiale, “il Concilio e il Codice affermano chiaramente l’importanza del ruolo svolto dalle Conferenze episcopali, riconoscendone il molteplice e fecondo contributo affinché il senso di collegialità si realizzi concretamente”.

Sul ruolo della Chiesa nello Stato sociale, ha poi citato “ambiti decisivi” come ad esempio “quello dell’educazione, della sanità, dell’assistenza agli ultimi, cui si collega la materia del sostentamento del clero e del valore sociale delle molteplici attività svolte dai nostri sacerdoti oltre che della utilizzazione delle risorse devolute dai contribuenti mediante la scelta dell’8×1000”.

Addentrandosi nelle novità che hanno caratterizzato il rinnovo del Concordato del 1984, mons. Galantino ha notato che “il ruolo della Conferenza italiana risulta riconosciuto nel nuovo Accordo concordatario, da un lato, mediante l’attribuzione di significative funzioni e speciali compiti in materia di attuazione pattizia. Dall’altro lato, – ha precisato – mediante la previsione che ‘ulteriori materie per le quali si manifesti l’esigenza di collaborazione tra la Chiesa cattolica e lo Stato potranno essere regolate con intese tra le competenti autorità dello Stato e la Conferenza episcopale italiana’”.

Entrando nella parte del nuovo Concordato che riguarda la rendicontazione dell’utilizzo delle somme ricevute dalla Chiesa come derivanti dall’8×1000, mons. Galantino ha precisato che la stessa Cei trasmette “annualmente all’autorità statale un rendiconto sull’utilizzazione delle somme ricevute a tale titolo nonché delle offerte in favore dell’Istituto centrale deducibili dal reddito imponibile”.

Ha poi parlato della nomina della componente ecclesiastica della Commissione paritetica che ogni triennio è chiamata a valutare il funzionamento del nuovo sistema di finanziamento della Chiesa.

Per il segretario della Cei, “la lungimiranza politica circa l’indubbio interesse collettivo alla introduzione di nuove moderne forme di finanziamento alle Chiese attraverso le quali si agevoli la libera contribuzione dei cittadini per il perseguimento di finalità e il soddisfacimento di interessi religiosi, sottolineata nella Relazione sui principi del 1984, trova ancora oggi conferma nel favore che il nuovo sistema continua a incontrare da parte dei cittadini del nostro Paese”.

Infine, il segretario della Cei ha affermato che “la valorizzazione della Conferenza episcopale italiana nel quadro del dialogo e della collaborazione tra Stato e Chiesa cattolica si è dimostrata una felice intuizione, e potrà portare un molteplice e fecondo contributo affinché si realizzi concretamente il senso di collegialità che deve sempre animare lo stile e l’azione delle nostre Chiese”.

La Cei, ha poi concluso, “si propone come figura concreta dell’unità della Chiesa, che concorre, a suo modo, a far crescere quella del popolo italiano, nel rispetto delle legittime diversità ed autonomie”.


Autore: 

Iscritto all’Ordine dei Giornalisti e al Sindacato Nazionale Critici Cinematografici, prima di approdare a questa redazione (settembre 2013) ha collaborato con altre testate giornalistiche nazionali e toscane, occupandosi oltre che di cinema anche di spettacolo e cronaca.

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