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Israele: Zeloti contro leva

Edizione del: 22 maggio 2013

Una marcia nel cuore di Gerusalemme, sfociata in duri scontri con la polizia, ha rilanciato in Israele la sfida degli Ebrei ultraortodossi contro il tentativo del Governo di coinvolgerli nel servizio di leva obbligatorio.

Il raduno, animato da una “marea nera” di decine di migliaia Zeloti vestiti di scuro, si è concluso nella notte con un assalto a un ufficio di reclutamento: fermato solo da una carica della forza pubblica, con corredo di contusi e arresti.

La manifestazione, la prima iniziativa di massa organizzata per protestare contro per la progettata abolizione dell’esenzione diffusa degli studenti dei Collegi Rabbinici, Yeshivot, dal servizio militare, si è svolta in un’atmosfera di tensione e di recriminazioni contro il Governo a guida nazionalista di Benyamin Netanyahu.

Ma soprattutto contro il Movimento Laico dell’ex Anchorman Tv e attuale Ministro delle Finanze, Yair Lapid, Portavoce dei settori più secolarizzati del Paese.

Dopo i comizi di alcuni Rabbini, gruppi di dimostranti si sono mossi, al grido di “Siamo pronti ad immolarci per la Torah”, caricando gli agenti con spranghe, sassi ed immondizia.

Per ore rioni a maggioranza Ortodossa sono stati teatro di guerriglia urbana, mentre le strade venivano illuminate dai bagliori sinistri di cassonetti della spazzatura in fiamme.

Alcuni poliziotti sono rimasti alla fine feriti e diversi dimostranti sono finiti in manette.

Oggi quelle strade sembrano ancora un campo di battaglia.

Sui muri si notano i “fashqevil” – i proclami rabbinici – appesi per la manifestazione.

“Ricordati! – sta scritto a lettere cubitali, nere e minacciose. – Il futuro dei tuoi figli è nelle tue mani! La tua partecipazione è l’unica alternativa per salvare i nostri giovani dall’ingiunzione della leva”.

Secondo questi Rabbini, il servizio militare funziona come un immenso laboratorio sociale concepito per tramutare i giovani Haredim, timorati, in israeliani laici: non più dediti dunque allo studio esclusivo della Bibbia e all’osservanza meticolosa dei precetti.

A sospingere gli Ebrei ultraortodossi, cresciuti ad almeno un decimo della popolazione, sul sentiero di guerra è la constatazione che in seguito alle elezioni del gennaio scorso i loro partiti sono stati sospinti all’opposizione.

Adesso posizioni chiave sono occupate da esponenti del Movimento Yesh Atid di Lapid, deciso a cavalcare gli umori di quella parte di società che non accetta che in un Paese che chiama indistintamente alla naia i ragazzi, per tre anni, e le ragazze, per due, alcune centinaia di migliaia di persone possano sfuggire per legge a qualsiasi obbligo militare.

D’ora in poi, afferma da tempo Lapid, tutti in Israele dovranno fare la loro parte, Zeloti inclusi.

Gli adulti dovranno andare a lavorare, e i giovani arruolarsi, o almeno essere inseriti in compiti di servizio civile.

Perché, tuona il neo-Ministro delle Finanze, l’economia israeliana non può più accollarsi “pesi morti”.

“Il Potere ha proclamato contro di noi una guerra di religione”, è la replica altrettanto secca del Rabbino Auerbach, che giovedì sera ha arringato la folla di Gerusalemme.

Per rendere solenne il momento, in Piazza sono stati letti Salmi, è stata implorata la “pietà Divina” e si è pregato perché “i Giusti siano risparmiati dalla mannaia scellerata”.

Oggi questi toni vengono un pò sfumati sul maggiore giornale Ortodosso, Yeted Neeman, che fa capo al più pragmatico Rabbino Steineman, conscio che la sopravvivenza delle scuole talmudiche è comunque legata ai finanziamenti statali.

E che per salvare il salvabile qualche compromesso con Governo e Parlamento andrà in fin dei conti trovato.

Resta da capire se gli umori di giovedì sera potranno essere però riportati sotto controllo.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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