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Iraq: Integralisti contro night club

Edizione del: 24 luglio 2013

Voci di protesta da Parlamentari donne e Attiviste Femministe, ma anche dal Ministero per i Diritti Umani si sono levate in Iraq contro la chiusura forzata di caffè e night club a Baghdad e in altre città ad opera di Gruppi Fondamentalisti Islamici durante il Ramadan.

Un’azione che, secondo alcune denunce, sarebbe accompagnata anche dall’uccisione di donne che lavoravano in questi locali.

“Il Sacro mese del Ramadan deve essere rispettato, ma ciò non significa che Gruppi d’Azione privati sostenuti da alcune formazioni politiche possano ricorrere ad azioni illegali contro i locali mettendo a rischio la pace civile”, ha affermato in un comunicato il Ministero per i Diritti Umani.

“Simili azioni violano la Costituzione, che garantisce le libertà personali”, aggiunge la nota.

La presa di posizione fa seguito alla decisione del nuovo Governatore di Baghdad, Ali al Tamini, appartenente al Movimento del Leader Sciita Moqtada al Sadr, di creare “battaglioni d’emergenza” il cui compito è ufficialmente quello di chiudere i night club in cui lavorano ragazze minorenni.

Ma il vero obiettivo di queste Squadre d’Intervento, denunciano alcune deputate e attiviste per i diritti delle donne, è quello di imporre una più severa moralità religiosa a una società civile tollerante come quella della Capitale.

Secondo queste stesse fonti, in tale ambito rientrano anche le uccisioni avvenute negli ultimi tempi di diverse donne, anche se il Ministero dell’Interno afferma che tali crimini non hanno motivazioni religiose o politiche.

L’ultimo fatto di questo genere è avvenuto nel quartiere di Ur, nell’est di Baghdad, giovedì sera, quando tre donne appartenenti alla stessa famiglia sono state abbattute a colpi d’arma da fuoco da un Commando di uomini che avevano fatto irruzione nella loro casa.

La Deputata Saffia al Suhail ha affermato che episodi come questo “sono il risultato della mentalità distorta di Gruppi Religiosi organizzati che si oppongono ad ogni progresso”.

“Uccidere le donne in questo modo – ha aggiunto la Parlamentare – non è molto diverso dalla pratica di imporre la chiusura di caffè e ristoranti che sono popolari luoghi di ritrovo dei giovani e non rappresentano alcun pericolo ai valori sociali o religiosi. Se queste azioni continueranno, i giovani saranno ancora più tentati di lasciare il Paese”.

“I tentativi di certi Gruppi di imporre ideologie o modelli sociali con il pretesto della religione – denuncia da parte sua un’Attivista per i diritti delle donne, Hana Edwar – mostra l’assenza della Legge e l’influenza di regole tribali e religiose in contrasto con la Costituzione. Formare ‘battaglioni d’emergenza’ per chiudere ristoranti e club invece che fornire servizi alla popolazione e creare impieghi per i giovani è un grave passo indietro per la società irachena”.


Autore: 

Nicola Nuti, 35 anni, diplomato, è Capo Redattore di News Cattoliche. Dal 2008 è curatore del sito della Parrocchia San Francesco di Pisa. Ha collaborato con le testate on line Stamp Toscana e La Terrazza di Michelangelo.

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